Allevare ostriche

Per ostrica intendiamo il nome comune attribuito a un genere di molluschi che crescono all’interno di una conchiglia. Questa ha un diametro che va dai 7 ai 12 cm, le due valve sono irregolari, con la sinistra leggermente più grandezze essendo quella con la quale l’animale si attacca allo scoglio.

L’ostrica si riconosce per il suo colore bruno, grigio-verde, con una superficie rugosa e squamosa, ricoperta dalle tipiche incrostazioni sottomarine. La cerniera è priva di denti. Essendo un ermafrodita feconda le uova finché non si sviluppano.

Dal punto di vista alimentare esse sono molto pregiate. Non si devono mai mangiare durante il periodo della riproduzione, in quanto emettono sostanze tossiche che possono provocare diversi disturbi. Negli altri periodi invece possono essere mangiate tanto cotte, quanto crude e hanno carni molto squisite.

Come tutti i molluschi, quando si mangiano crude occorre prestare molta attenzione perché possono essere inquinate da germi patogeni. Le ostriche vivono su fondi rocciosi a bassa profondità e per nutrirsi filtrano l’acqua. Negli allevamenti vengono disposti dei supporti artificiali dove esse si fissano e possono essere facilmente recuperate.

In Italia l’allevamento delle ostriche non è molto antico. Ha iniziato all’inizio del ‘900 principalmente nella zona di Taranto, nella laguna di Venezia e nel mare di La Spezia. Questa situazione poi è cambiata e le ostriche vengono allevate principalmente nelle zone del Mar Adriatico e in Sardegna. In molti paesi europei che si affacciano sull’Atlantico, la ostricoltura è diventata una voce rilevante dell’acquacoltura.

Le ostriche francesi sono quelle più apprezzate sul mercato italiano, ma in realtà provengono dal Marocco. In Francia c’è una vera e propria mania, tanto che è il paese che produce e che consuma più ostriche (a noi italiani piacciono più le cozze e le arselle). La Francia comunque è il miglior mercato anche per un ipotetico produttore italiano. In Italia sono molto consumate e la loro appetibilità sul mercato dipende anche dalla forma della conchiglia, dal momento che questa, ripulita, viene servita sul piatto.

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