Che cosa sono le cure termali?

Le cure termaliSono chiamate così le cure eseguite in località con fonti minerali, località dette appunto stazioni termali. Le proprieta terapeutiche delle acque minerali erano già note in età remota. Nel loro meccanismo d’azione e nelle loro indicazioni le cure termali sono state di recente precisate da indagini di idrologia.

L’idrologia medica: di cosa si tratta

Definizione e generalità

L’idrologia (dal greco: acqua e studio) applicata alla biologia, studia l’acqua nelle sue proprietà chimiche e fisiche e nelle diverse possibilità di impiego nell’igiene, nell’alimentazione e nella terapia. Abbraccia quindi un campo assai vasto. Un significato piú ristretto ha il termine di crenologia (dal greco, crene = sorgente), che limita lo studio alle proprietà delle acque sorgive. Per ideologia medica si intende lo studio delle acque sorgive che per particolari proprietà biologiche sono capaci di prevenire e curare determinate malattie. Le acque dotate di particolari proprietà terapeutiche sono dette minerali: il termine è però improprio in quanto anche le comuni acque contengono sali minerali. Di qui l’opportunità, segnalata da alcuni autori, di sostituire il termine di minerali con quelli di medicamentose o medicinali.
Importanti branche della idrologia medica sono l’idroterapia e la lutoterapia. Per idroterapia si intende l’impiego a fini terapeutici di acque minerali od anche, ricorrendo a particolari tecniche, delle comuni acque potabili. L’acqua è un mezzo fisico, di qui la collocazione dell’idroterapia nel piú vasto capitolo della fisioterapia. La fangoterapia o lutoterapia è l’impiego di fanghi termali sempre a fini terapeutici. Si deve dire che per comprendere i benefici effetti dell’idroterapia e della lutoterapia è necessario avere presenti anche le caratteristiche ecologiche ed ambientali delle località termali. Ne deriva uno stretto rapporto tra idrologia medica e climatoterapia.

Le acque minerali sorgive

Classificazione
Le sorgenti naturali sono distinte in perenni e temporanee. Perenni le fonti con portata costante; temporanee quelle con portata variabile. Tra le temporanee sono dette effimere le sorgenti la cui durata è in rapporto ad una pioggia, stagionali quelle con la durata di una stagione, intercalari le sorgenti che non inaridiscono ma presentano aumenti o diminuzioni di portata. Per le acque minerali si possono porre diverse classificazioni.

Una prima, con riferimento al residuo secco, distingue: acque oligominerali, con residuo secco inferiore a grammi 0,2 per mille, mediominerali, con residuo secco tra 0,2 ed 1 grammo per mille, minerali propriamente dette, con residuo superiore ad 1 grammo per mille.

Altra distinzione, posta in base alla temperatura, suddivide le acque minerali in fredde (temperatura inferiore ai 20 °C) e in calde (temperatura superiore ai 20 °C). Facendo riferimento alla temperatura corporea le acque minerali calde con temperatura compresa tra i 20 ed i 38 °C sono dette isotermali, quelle oltre i 38 °C vengono dette ipertermali. In rapporto alla concentrazione ionica si distinguono acque minerali ipotoniche, isotoniche ed ipertoniche, rispettivamente con concentrazione molecolare inferiore, eguale e superiore a quella del siero di sangue. Per renderci ragione dell’azione terapeutica delle acque minerali non si può prescindere dalla loro composizione chimica. Sul piano pratico e didattico la classificazione piú completa in quanto tiene conto sia di proprietà fisiche che chimiche, risulta quella elaborata dal Messini e sintetizzata nel prospetto riportato nella pagina precedente.

Modi d’impiego delle acque minerali

In terapia le acque minerali sono impiegate sia per via interna, che per via esterna.

La via interna è quella seguita usando le acque minerali per bibita, per irrigazioni e per inalazioni. Per bevanda o per bibita L’acqua minerale è assunta al mattino a digiuno. Il paziente, usando bicchieri della capacità di 250 cc, beve l’acqua a piccole sorsate, passeggiando lentamente. Nelle stazioni termali con fonti di diversa concentrazione (esempio: Montecatini) si beve dapprima l’acqua meno concentrata, per passare poi a quella piú concentrata. Nel volgere di una-due ore si può ingerire sino ad un litro e mezzo di acqua ed oltre. Questa pratica idroterapica è detta idropinoterapia o cura idropinica. Per irrigazioni si impiegano acque sterilizzate e portate alla temperatura di 37-40 °C. Si possono eseguire irrigazioni nasali, vaginali e rettali (enteroclismi). Per queste ultime si impiegano cannule molto lunghe, nelle quali l’acqua defluisce lentamente e a debole pressione. Le inalazioni possono essere a getto direttamente proiettato in bocca, eventualmente in areosol, o anche a polverizzazione libera nell’ambiente.

L’idroterapia per via esterna si giova anche di diverse tecniche che sono riportabili a tre gruppi principali: operazioni di immersione, operazioni a gettata, operazioni a pressione. Le operazioni di immersione, o bagni, possono essere generali o locali.

I bagni generali, per immersione di tutto il corpo, si effettuano in vasca oppure in piscina. Il bagno in piscina ha il notevole vantaggio di permettere ampi movimenti utili per mobilizzare articolazioni limitate, sottraendole nel contempo all’azione meccanica e irritativa del peso corporeo. I bagni locali sono: pediluvio, maniluvio, semicupio e mezzo bagno; ad essi si ricorre quando l’azione terapeutirca dell’acqua minerale è richiesta per risolvere una condizione morbosa strettamente localizzata agli arti o al perineo. Anche le operazioni a gettata sono distinte in generali e in locali.

Abluzioni e spugnature si praticano al mattino a digiuno, proiettando sul corpo con le mani o per mezzo di una grossa spugna, l’acqua termale, asciugando poi con energica frizione.

Le operazioni a pressione sono date dalle docce (generali o locali).

Con la doccia si fa cadere sul corpo l’acqua a varia pressione e temperatura e con getto piú o meno grosso, sfruttando ad un tempo l’azione termica e meccanica del getto stesso. Si conoscono numerose tecniche di doccia, elenchiamo le principali:

  • doccia a colonna: l’acqua cade verticalmente e direttamente dal tubo di apporto;
  • doccia a pioggia: per caduta dell’acqua dall’alto, a bassa pressione e suddivisa in tanti piccoli getti;
  • doccia ascendente: l’acqua è proiettata dal basso in alto, con relativa e graduabile pressione, suddivisa in piú getti;
  • doccia sott’acqua: eseguita in bagno o piscina, utile per condurre massaggio idrico non traumatizzante;
  • doccia a getto mobile: l’acqua è proiettata per lo piú a forte pressione da un tubo di gomma spostato dall’operatore cosí da far scorrere il getto lungo il corpo del paziente;
  • doccia a film: a paziente supino o prono, l’acqua a bassa pressione sgorga lentamente da un grosso tubo e mantiene su tutta la superficie corporea uno strato di acqua termale rinnovantesi senza posa;
  • doccia scozzese: si alternano getti di acqua calde a getti di acqua fredda.

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