Gli italiani in Argentina

La storia e i successi degli emigrati italiani in ArgentinaGli Italiani in Argentina

L’emigrazione italiana in Argentina fu insignificante sin verso il 1850, ma poi andò aumentando e sono numerosissimi i centri dove i figli d’Italiani (per legge e, di fatto, argentini di pensiero e di sentimento) occupano alte cariche nelle amministrazioni, nelle università, nella politica. L’attività degl’Italiani, poi, nell’economia argentina non si è limitata solo a funzioni di carattere manuale o di secondo piano; bensí in parecchi rami ha assunto funzioni direttive ed innovatrici che hanno dato vita e trasformato la fisionomia di intere regioni.

L’agricoltura, uno degli elementi basilari della produzione argentina, è merito italiano ed italiani furono gli iniziatori dell’industria argentina. Numerose sono le istituzioni italiane in Argentina (scuole, istituti di assistenza, Camera di commercio a Buenos Aires) ed esistono pubblicazioni quotidiane e periodiche in lingua italiana. In complesso l’Argentina rappresenta un importante mercato di deflusso della nostra mano d’opera, specie per gli edili, i tecnici e lavoratori specializzati (meccanici, tessili, metallurgici, ecc.). Particolari accordi sono stati all’uopo conclusi fra il governo italiano e quello argentino.

La storia e i successi degli emigrati italiani in Argentina

Prima dell’arrivo degli Spagnoli, l’Argentina era popolata da numerose tribú indie: i Guaraní, che vivevano nella zona della foce del fiume Paranà. i Querandi a S di Buenos Aires; gli Araucani a Ovest; i Quechua, a Nord nella zona di Tucuman. In confronto con il Messico, il Yucatan e il Perú, l’Argentina era assai meno progredita. La popolazione indigena resistette però con tenacia alla penetrazione ispanica e, contrariamente a quanto era avvenuto nel Perú, non permise che le prime pattuglie di esploratori si inoltrassero nell’interno: cosi il conquistador Juan Díaz de Solís che nel 1516 cercò di risalire il Rio de la Plata, fu ucciso in un agguato tesogli dagli Indios. Nel 1520 Magellano entrò nelle acque del Rio de la Plata e nel 1526 Sebastiano Caboto riuscì ad avanzare verso l’interno, fino al fiume Paraguay. Caboto pensava che la regione fosse ricchissima di miniere d’argento, dato che gli indios Guaraní, incontrati lungo l’avanzata, erano carichi di monili fabbricati con quel metallo prezioso.

Ma si sbagliava: l’argento proveniva dalle miniere boliviane. La delusione provata dagli Spagnoli, quando si accorseró che il nome di Rio de la Plata («fiume dell’argento»), da cui derivò poi il nome latinizzato di Argentina, non corrispondeva alla realtà, spiega il lento progresso iniziale della colonizzazione. Questa si sviluppò solo verso il 1550, quando gli Spagnoli, temendo la penetrazione portoghese che li minacciava dalle frontiere brasiliane, cercarono di consolidare il loro dominio e di estenderlo. Vari conquistadores, avventurieri, hidalgos (nobili), cui il re di Spagna conferiva, prima o dopo l’occupazione del territorio, il titolo di adelantados (governatori), si occuparono della colonizzazione, nonché della fondazione di aziende agricole. Il primo adelantado fu don Pedro de Mendoza, cui si deve anche l’ingresso in A. di molti cavalli, capostipiti di tutte le generazioni di cavalli che, allo stato brado, si moltiplicarono nei secoli successivi in quelle

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