Il dramma della deforestazione

Gli alberi rappresentano ancora oggi almeno tre quarti del peso complessivo della materia vivente sulla Terra; nondimeno, questo impressionante valore è basso confronto a quello di due secoli fa: quale diretto risultato delle attività umane, la superficie totale di suolo ricoperto di alberi sta costantemente diminuendo in tutto il mondo, ad un tasso pari forse al 2% annuo, e ad una velocità sempre più crescente.

Al tempo stesso, milioni di euro vengono ogni giorno investiti nella ricerca finalizzata a creare future foreste e a garantire un approvvigionamento a lungo termine dei loro prodotti. Quali sono le opposte tendenze che generano questa contrastante situazione e che in modo influiranno, se continueranno a progredire con il ritmo attuale, sulla nostra vita e sul nostro ambiente? La distribuzione mondiale delle foreste vede Russia e Cina tra le nazioni più ricche, con foreste a conifere, le quali producono pini, abeti rossi e altri alberi a fogliame aghiforme, di grande valore commerciale per il loro legname dolce, che viene principalmente utilizzato nei paesi a forte sviluppo industriale per la costruzione di arredi, suppellettili e soprattutto la carta. Altre importanti fonti di legname sono le grandi conifere del Nord America e la Scandinavia; il Brasile, dal canto suo, è il paese con le più grandi distese di latifoglie, che escono essenzialmente nella colossale foresta pluviale tropicale del bacino del Rio delle Amazzoni.

L’importanza degli alberi delle foreste tropicali sul mercato mondiale della carta è in fase di crescita costante, nonostante essi costituivano appena un quarto del volume totale delle esportazioni di legname del mondo. Un altro uso costante, in questi ultimi anni è quello rappresentato dalla biomassa, dalla produzione di energia e di carburanti a partire dalle piantagioni, che hanno portato allo sradicamento di interi ettari di foresta, soprattutto in Brasile. Purtroppo, le foreste tropicali stanno diradandosi così rapidamente che potrebbero praticamente scomparire nel giro di un secolo. Il motivo principale dello spettacolare declino delle foreste tropicali risiede nella pressante necessità di procedere al loro disboscamento al fine di produrre terreno agricolo nei paesi più poveri, ove il vertiginoso tasso di crescita delle popolazioni ha condotto ad una scarsità critica di risorse alimentari; la tendenze poi a considerare le foreste come riserva di combustibile per uso industriale e civile non aiuta. Circa la metà degli alberi abbattuti annualmente viene usata come legna da ardere: nei paesi in via di sviluppo gli alberi sono prevalente destinati a questo scopo. Sostanzialmente per una porzione non indifferente della popolazione umana, la legna è ancora il combustibile principale per moltissimi scopi. L’intero equilibrio atmosferico del nostro pianeta potrebbe venire poi sconvolto dal continuo disboscamento. Le foreste sono fondamentali per produrre ossigeno e mantenere l’atmosfera respirabile. Incendi, deforestazione, attacchi sconsiderati mossi dal puro profitto commerciale, ogni giorno fanno letteralmente sparire ettari di foreste in ogni parte del mondo, nonostante gli accordi internazionali puntino sulla loro salvaguardia per contenere i danni ambientali prodotti dall’eccessivo sfruttamento.

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