Il platino e il suo ruolo nella salvaguardia ambientale

Nel 1500 gli indiani del Sud America gettavano pepite di platino nei corsi d’acqua nella speranza che si sarebbero maturate in oro. Per lungo tempo dopo, gli uomini considerarono il platino come una semplice curiosità. Oggi viene ritenuto il metallo più prezioso, perfino dell’oro. Ma il valore di questo metallo bianco va ben oltre il suo ruolo di simbolo e di accumulo di ricchezza: esso è una materia prima essenziale nel complesso mondo della tecnologia e della scienza. Con lo sviluppo di raffinate e sofisticate tecniche di lavorazione metallurgica, industriali e scienziati stanno costantemente trovando nuovi impieghi per ill platino.

Curiosamente, le qualità che impedirono in passato di realizzare le enormi potenzialità del metallo – come il suo elevato punto di fusione, la sua inalterabilità e la sua refrattarietà a combinarsi con altri elementi – sono le stesse che oggi gli conferiscono il suo straordinario valore. I primi lavoratori del patino erano stupiti del fatto che in natura esso si combina sempre con minime quantità di certi altri metalli. Queste impurità sono così simili al platino da essere messe insieme al gruppo del platino. Occorse tuttavia molto tempo prima che gli scienziati si rendessero conto di avere a che fare con sei elementi e non con uno. Una volta che gli scienziati riuscirono a isolare i singoli metalli, si poté sfruttare il pieno potenziale della famiglia. Oggi, combinando i vari membri nobili del gruppo del platino in leghe, i metallurgia ne hanno ulteriormente esteso il campo di applicazione, La famiglia del platino ha trovato un sorprendente uso in vari settori e sta aiutando a risolvere alcuni dei più spinosi problemi dell’umanità; il principale dei quali è l’inquinamento ecologico.

Una delle cause maggiori di questo preoccupante fenomeno come si sa è l’automobile, che immette attraverso i tubi di scarico delle polveri sottili nell’atmosfera. L’utilizzo delle marmitte catalitiche introdotte per filtrare queste polveri si deve interamente alle capacità del platino che ha una funzione propria di catalizzatore. la sua sola presenza aumenta la velocità di una reazione chimica, facendola svolgere in modo sorprendentemente facile, senza apportare modificazione al metallo al termine del processo chimico. Gli ingegneri sono stati in grado di sfruttare le proprietà del platino (e dei suoi parenti stretti: rodio e palladio) per realizzare un convertitore catalitico sempre più efficace, che rimuove dai vapori di scarico non soltanto gli idrocarburi “incombusti” e l’ossido di carbonio, ma anche i nocivi gas di diossido d’azoto. La rivoluzione delle marmitte catalitiche deve interamente al platino la sua riuscita, con un beneficio ambientale che abbiamo potuto apprezzare nel corso degli anni, anche se molto rimane da fare per ripulire l’aria (ad esempio incentivando al massimo lo sviluppo delle automobili ibride oppure di un passaggio completo a combustibili a emissioni zero, come l’idrogeno).

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