La bellezza senza tempo delle rose

La bellezza delle roseLa rosa appartiene al genere di piante Dicotiledoni, che dà nome alla famiglia delle Rosacee ed all’ordine delle Rosali, e comprende oltre 100 specie diffuse in tutta la zona extratropicale dell’emisfero settentrionale.

Secondo gli studios da diverse specie si sono ottenute molte forme orticole mediante ibridazione (da rosa chinensis, rosa fragrans, rosa gallica, rosa indica, ecc.). e che numerosissime sono le varietà in coltura. Il genere delle rose include arbusti cespugliosi, eretti o patenti o rampicanti, ramosi o sarmentosi, con aculei spinosi diritti od adunchi.

Le caratteristiche delle rose

I rami sono legnosi, a corteccia verde o rossastra che con l’età spesso si fa grigiastra, si fende e diviene inerme.

Le foglie sono alterne, compostopennate, terminanti con una fogliolina impari; i margini delle foglioline sono dentati. Sono presenti 2 stipole membranacee, larghe, spesso connate al picciolo. Nel genere è inclusa anche rosa berberidifolia, della Siberia e della Persia, a foglie semplici, prive di stipole, a fiori odorosi, solitari, privi di brattee. Nelle altre rose il raino fiorifero termina con un fiore (il primo a fiorire) accompagnato da brattee o da foglie in ordine alterno; all’ascella di queste appare un fiore isolato od un rametto fiorifero ramificato; si forma pertanto un’infiorescenza a cima semplice ed uniflora o più o meno composta; talvolta i fiori ascellari sono molto appressati ed allora sembra che si formi un corimbo.

I fiori sono regolari, bisessuali, con un ricettacolo ad orciolo ventricoso, glabro, peloso od aculeato. Il calice consta di 5 sepali simili a foglie; i petali sono in numero pari ai sepali ed alterni ad essi e sono muniti di una corta unghia.

La corolla ha tendenza a divenire doppia, multipla o piena, come conseguenza della trasformazione degli stami in petali. Gli stami sono in numero indefinito, talora anche piú di 100, disposti in parecchi ordini, con filamenti filiformi e subulati, gracili, con antere biloculari.

I carpelli sono numerosi, terminati da lunghi stili e formano ciascuno un ovario sessile o peduncolato; gli stili si agglutinano fra loro alla base mentre divergono alla sommità, che è stimmatifera e che sporge fra gli stami.

Le pareti degli ovari sono irte di peli, presenti anche alla faccia interna del ricettacolo. Con la maturazione i peli si fanno rigidi e si ritrovano nel falso frutto della rosa, in cui tutto il ricettacolo diviene carnoso e si presenta come un frutto multiplo, che a maturità può restare carnoso o divenire duro, con varie colorazioni.

La storia delle rose

Della rosa sappiamo con certezza che fu coltivata — sia a scopo ornamentale sia per l’estrazione del profumo e dell’olio di rosa — già nei giardini babilonesi, assiri, egizi, caldei, ecc. Proclamata la regina dei fiori dalla poetessa Saffo e caelitum voluptas (= il piacere dei celesti) da Anacreonte, di essa si occuparono Ippocrate, Teofrasto, Virgilio, Plinio il Vecchio ecc., e i poeti dell’epoca imperiale. Il ben noto periodo multisecolare di decadenza che segui alla caduta dell’impero romano giunse sino al Seicento, quando il nostro Ferrari, nel sue De florum coltura, dà notizie e descrizione di diversi tipi di rose; un secolo appresso, nel 1726, il padre B. Clarici ne descrive una sessantina di varietà, sicuramente derivanti da piú specie (moschata, canina, lutea, cantifolia, ecc.).

Cinquanta anni più tardi, ad opera di Keer, la nomenclatura e la conoscenza del genere si estendono ulteriormente con l’introduzione di una nuova specie, rosa bengalensis o rosa semperflorens, cosi denominata per la sua alta caratteristica di rifiorenza. Tutto il secolo scorso, infine, è improntato alla continua apparizione di novità create dai piú noti floricoltori europei, mentre a questi negli ultimi 60 anni si uniscono pure gli americani ed altri, i quali si avvalsero peraltro anche dei caratteri di molte altre specie negli ultimi tempi introdotte, come R. noisette, R. bourbonica, R. multiflora, rosa indica fragrans, ecc.

Le rose nei nostri giardini

Oggi quindi le varietà di rose che si coltivano nei giardini e, piú, nelle colture industriali da fiore reciso (quelle da profumeria avendo, in tutto il mondo, importanza assai modesta e locale), in più migliaia, appartengono alle piú diverse specie, avendo nella loro composizione genetica caratteri ereditati in modo molto disparato; sicché, nella descrizione, occorre distinguere un portamento sarmentoso da quello cespuglioso, l’attitudine a fiorire (rifiorenza o no), la taglia che può essere da minima (quale si presenta nelle varietà a prevalente sangue di  Routetti) ad arbustiva e a rampicante e perciò con individui capaci di elevarsi ben oltre i 3 m.; la pianta ci offre così la possibilità di ave-re per ogni tipo di impiego la forma piú adatta, per ogni ambiente la varietà piú indicata, per ogni qualità di terreno l’individuo piú confacente.

Anche per quanto riguarda il fiore, mentre alcune specie lo portano riunito in mazzetti ombrelliformi che fioriscono sui rami giovani, altre lo hanno in corimbi terminali o in cime corimbiformi o semplice o doppio e solitario.

Come si coltiva la rosa

La rosa si coltiva per piantamento in terreni ben lavorati e ricchi degli elementi della fertilità (fosforo, azoto, potassio, magnesio, ecc.) e quindi anche ben letamati, mettendo a dimora nella giusta epoca le piante in filari o in quinconcia a seconda delle necessità colturali; si evitino solamente i terreni paludosi e quelli molto ciottolosi e l’ambiente molto ventoso, essendo la rosa una pianta che ama freschezza e desidera essere irrigata.

A seconda del clima, del terreno e del tipo di coltivazione, si piantano individui innestati su piede diverso o soggetti da innestare sul posto (rosa canina, rosa indica maior, ecc.). Naturalmente la forma di allevamento è diversa, potendosi perseguire scopi differenti dalla coltivazione; ne consegue che differente è anche il modo di potatura, il quale deve anche rispettare certe specifiche caratteristiche inerenti alle condizioni della fioritura. Nemici di varia natura (fungina, batterica, zoologica), le stesse condizioni ambientali (geli, venti, ecc.) o la incompetenza del coltivatore sono le cause influenti sulla produzione che si ritiene interessi attualmente in Italia, nel totale delle regioni, oltre un migliaio di coltivazioni sia in pien’aria sia con sussidio totale o parziale della serra, con una media intorno alle 30.000 piante per ha.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Continuando a usare questo sito, accetti i cookie presenti in esso Più informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi