La mosca dell’olivo: caratteristiche e cose da sapere

La mosca dell'olivoLa coltivazione dell’olivo assume una straordinaria importanza a livello economico per le economie agricole italiane, ma chi possiede questi preziosi alberi – sia a scopi commerciali che per passione – deve guardarsi da una pericolosa minaccia: la mosca dell’olivo. Ecco come riconoscerla e combatterla.

Le caratteristiche distintive della mosca dell’olivo

Da nord a sud, in ogni zona d’Italia in cui viene coltivato l’olivo è presente anche uno dei suoi nemici più dannosi: la mosca dell’olivo (Dacus oleae). Questo dittero, appartenente alla famiglia dei Tripetidi, allo stadio adulto visto da lontano assomiglia a una qualsiasi mosca.

Osservandolo da vicino, però, si notano alcune differenze importanti: la testa di questo fitofago è infatti di colore rossastro e dotata di due occhi verdi dai riflessi metallizzati. Il corpo, che è lungo complessivamente circa 5-6 millimetri, è di colore grigio con striature nere e una banda gialla sull’addome, mentre le ali presentano riflessi iridescenti.

Le larve della mosca dell’olivo sono prive di zampe e non raggiungono il centimetro di lunghezza; appaiono di colore biancastro tendente al giallognolo, e a livello del capo sono ben visibili due mandibole nere appuntite.

I danni causati dalla mosca dell’olivo

È bene imparare a riconoscere gli adulti della mosca dell’olivo non tanto perché causino danni diretti alle coltivazioni (esse si nutrono, infatti, di sostanze zuccherine), quanto perché sono proprio loro che depongono le uova all’interno della polpa dei frutti. Da queste uova si svilupperanno poi le larve che, nutrendosi delle olive, raggiungeranno la maturità per dare poi vita a un nuovo ciclo di sviluppo.

Allo stadio larvale la mosca dell’olivo scava gallerie estese in tutto il frutto, in cui possono poi insediarsi infezioni secondarie come ad esempio funghi e muffe. Le olive più colpite cadono, mentre quelle che rimangono sulla pianta peggiorano notevolmente in termini di caratteristiche organolettiche (maggiore acidità, sapore di muffa…): il fitofago, dunque, compromette sia la qualità che la quantità della produzione olearia.

Come se non bastasse, questa specie di dittero può anche essere il vettore del pericoloso batterio che causa la rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi), malattia che può anche condurre alla morte della pianta.

La lotta alla mosca dell’olivo

Ciascuna femmina di questa specie può deporre dalle 200 alle 250 uova, una per ciascuna oliva, e da ciò si capisce quanto devastanti possano essere le conseguenze di uno sviluppo incontrollato. Nonostante la mosca dell’olivo abbia alcuni parassiti e predatori naturali, è bene essere sempre pronti anche a un intervento con prodotti chimici che consenta di debellare questi pericolosi insetti.

Il trattamento viene effettuato principalmente con prodotti fosforganici, da distribuire sulle zone colpite oppure impiegati all’interno di trappole che servono per avvelenare gli adulti. È importante la tempestività di questa lotta, dal momento che in condizioni climatiche particolarmente favorevoli questa dannosa mosca può compiere anche sei o sette generazioni all’anno.

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