La storia di Malala, nobel per la pace

MalalaA 11 anni in Pakistan teneva un blog: a 15 è scampata a un attentato dei talebani. A 17, Malala Yousafzai ha preso il Nobel per la pace e creato una fondazione per aiutare le bambine a studiare. Malala Yousafzai dice: ” Sono una come tante, con una ragione in più per voler cambiare il mondo”.

Malala Yousafzai sta seduta dritta, un arcobaleno di colori nell’angolo di una grande stanza vuota e grigia. Al piano di sotto, equipaggiati con auricolari e walkie-talkie, gli uomini della sicurezza montano la guardia, dentro e fuori la località segreta dove si svolge il nostro incontro, nei sobborghi di Londra. Ricordano, casomai fosse necessario, che Malala – scampata a un attentato dei talebani, il 19 ottobre del 2012, quando le spararono alla testa mentre tornava a casa da scuola, nella regione pachistana della Valle dello Swat, per le sue battaglie pubbliche contro i talebani e la loro lotta all’istruzione femminile – anche se adesso vive con la famiglia a Birmingham, è ancora in pericolo. Ed è sotto protezione anche qui, alla presentazione del documentario sulla sua vita, Maiala, nelle sale italiane dal 5 novembre.

Sua madre, Toor Pekai, una bella donna dagli occhi verdi, prega per lei ogni giorno, mi racconta Malala: «Ti prego Dio, fa’ che oggi non le succeda nulla». È una preghiera identica a quelle che Malala recitava in Pakistan per pro-teggere suo padre Ziauddin, quando era lui il militante più in vista in famiglia. Una volta trovarono una lettera dei tale-bani attaccata al cancello del liceo femminile Khushal, che Ziauddin dirigeva e in cui studiava anche Malala. «Signore», c’era scritto, «la scuola che lei dirige è occidentale e infedele. Lei insegna alle ragazze e ha un’uniforme non islamica. La smetta o si metterà nei guai». Ziauddin rispose con una lettera a un quotidiano. «Non fate del male alle mie alunne: il Dio in cui credete è lo stesso che pregano loro. Prendetevi la mia vita, ma non uccidete le mie alunne».

Chi è Malala Yousafzai

Malala cominciò a parlare di se pubblicamente gia nei 2009, quando aveva 12 anni, prima scrivendo un blog per la Bbc Urdu con lo pseudonimo Gul Makai e poi, alla fine, facendosi avanti per parlare al microfono a viso scoperto. «E per passione che ho voluto parlare», dice ora alludendo alle accuse che le sono state mosse poi di essere una figura di facciata, manovrata dal padre per veicolare il suo messaggio. Fu per questo che l’attentatore mascherato scelse lei in mezzo alle compagne di classe. «Chi è Malala?», chiese il guerrigliero talebano. E le sparò. Tutto quello che Malala ha fatto da quel momento è una sfida a quel tentativo di metterla a tacere. Il suo libro Io sono Malala e la versione per bambini Malala: the Girl who Stood up For Education and Changed thelrld (2014) sono risposte a quella domanda letale: chi è Malata? Malala Fund, nato due anni fa, promuove l’istruzione per le ragazze di tutto il mondo. L’anno scorso, Malala è diventata la più giovane Nobel per la pace della storia. Il padre la accompagna sempre nei suoi discorsi e incontri internazionali (all’Onu, alla Casa Bianca) e nei suoi viaggi (in Siria, in Nigeria, negli Stati Uniti) e oggi alla presentazione internazionale del documentario diretto da David Guggenheim: un misto di animazione, filmati d’archivio, riprese inedite e voiceover, una brillante rivisitazione della sua storia, un film che può – e dovrebbe – essere visto dai bambini dai 10 anni in su. Nei giorni che hanno preceduto il nostro incontro mi sentivo un po’ come se stessi per intervistare una star del cinema.

Tutto il circo della sicurezza, a cui lei è abituata essendole capitato spesso di incontrare alcuni dei leader più potenti sulla scena mondiale, non fa che accrescere il senso di vuoto allo stomaco. Come sarà, la Nobel bambina, Malala indossa una shalzvar kantiz viola scuro con orli rosa, e sulla testa porta uno scialle viola. I capelli sono annodati in una coda di cavallo corta, ripiegata sopra la spalla. Ai piedi ha dei sandali rosa pastello con tacco a zeppa e le unghie sono laccate con lo stesso colore. La borsa, decorata con fiori ricamati, è poggiata per terra. Ha un profumo fantastico (fa un risolino quando le faccio i complimenti) e dice che glielo ha scelto sua madre. «Mi piacciono i bei vestiti. E mia madre si prende molto cura di me: io non ho il tempo per comprarmi le cose da sola». Il rapporto intenso fra Malala e il padre è ben noto. Fin dall’infanzia è stato per lei fonte di ispirazione. Come dice Ziauddin nel documentario, «siamo arrivati a dipendere l’uno dall’altra, come un’anima in due corpi diversi». Lei ricorda che lui le diceva: «Io difenderò la tua libertà, Malata. Porta avanti i tuoi sogni». «Non chiedetemi cosa ho fatto», dice il padre nel film. «Chiedetemi cosa non ho fatto: non le ho tagliato le ali». Ziauddin ha aggiunto il nome di Malala all’albero genealogico della famiglia, la prima donna a esservi inclusa da tre secoli a questa parte. Quando vivevano in Pakistan, Malala era costantemente preoccupata per lui: aveva paura che i talebani lo prendessero di mira per le sue posizioni pubbliche, che venissero a portarlo via nella scuola che aveva fondato, o a casa loro, e lo ammazzassero. Dopo l’attentato e l’operazione di emergenza al cervello, la prima domanda che lei ha fatto una volta risvegliatasi in un ospedale inglese, è stata: “Dov’è mio padre?”. Nel film la madre non appare spesso quanto il padre, ma Malala è ansiosa di parlare di lei: “E’ difficile per una donna pakistana ragionare in un modo diverso, ma lei lo ha fatto”.

I diciotto anni di Malala: tra dolcezza e maturità

Malala quest’anno ha compiuto 18 anni e mostra una maturità emotiva sempre maggiore, combinata con una visione chiara dei punti di forza della madre: la sua moralità, la sua fede incrollabile, la sua voglia di acquisire un’istruzione (lasciò la scuola a 5 anni ed era analfabeta), cosa che ora fa ogni giorno frequentando il college. Tutte queste cose hanno accresciuto il rispetto di Malala per la madre, che non si trova a suo agio sotto la luce dei riflettori. “Ha una fede profonda nell’Islam, ma non sa fare discorsi efficaci come mio padre. Forse sotto questo aspetto assomiglio di più a lei, perchè mio padre è una persona esplicita e dice quello che sente nel cuore. Sono calma e controllata. Ma non mi accaloro: mia madre è come me.” I discorsi di Malala saranno anche misurati , ma non per questo meno efficaci. Alle Nazioni Unite ha detto che i terroristi non cambieranno le sue ambizioni nè stroncheranno le sue idee. La dolcezza e la modestia di Malala sono incredibili. E’ appena passata all’ultimo biennio delle superiori con voti tutti altissimi. Ha due anni più delle compagne di classe, visto che ha dovuto, per ovvie ragioni, iscriversi a una classe inferiore rispetto alla sua età. Conta di iscriversi ad un corso di Laurea in Filosofia, politica ed economia ad Oxford (anche se a suo padre ha detto che sta valutando Stanford).

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