L’uso dei pesticidi in agricoltura

Non c’è dubbio che l’avvento del DDT ha spianato la strada a una classe di potenti insetticidi, utilizzati su grande scala nell’agricoltura. Appena introdotto nelle coltivazioni americane, ebbe un grande successo, in pratica era 300 volte più potente di qualsiasi altro rimedio fin lì utilizzato. Esso agiva attraverso il contatto o l’ingestione, sterminando la gran parte degli insetti nel giro di 24-48 ore dall’immissione nel campo.

La potenza del DDT divenne ben presto proverbiale, ma nonostante avesse un largo spettro in grado di sterminare dozzine di specie di insetti, esso non poté nulla contro la selezione naturale e in particolare la capacità di numerose specie di adattarsi e diventare insensibili alle azioni. Questo fatto, unito alla contrazione che il DDT era estremamente pervasivo e duraturo nell’ambiente, anche dopo giorni dall’irrorazione, iniziarono a minarne la credibilità.

In particolare si contestò il fatto che questo pericoloso insetticida fosse ormai entrato nella nostra catena alimentare, esercitando il suo potere venefico non solo dunque sugli insetti, ma anche su tutti gli animali che in qualche modo entravano in contatto con esso, da ultimo anche l’uomo. Il dibattito sul DDT, che aveva partecipato alla bonifica dalla malaria, fondamentale per superare le fasi acute dell’epidemia in zone acquitrinose, compresa l’Italia, già negli anni ’60 metteva l’accento sulla sua pericolosità per l’alimentazione.

Il DDT fu sottoposto a modifiche, ma solo per aggirare la resistenza sviluppata dagli insetti, perché rimasero comunque le stesse minacce presenti nelle prime versioni. Celebre fu il caso del ritrovamento di tracce di DDT nella pelliccia degli orsi polari, animali che vivevano in una zona talmente distante dalle coltivazioni intensive, da scatenare più di un interrogativo sulla capacità dei pesticidi di spargersi nell’aria.

Le ricerche pertanto dimostrarono che il DDT veniva assorbito anche se lentamente dai mammiferi, compromettendo in ogni caso la catena alimentare. Per questo motivo tutti gli organo-cloruri furono banditi a partire dal 1978. Ma in Italia, ad esempio, una classe meno pesticida era già stata vietata nel 1973.

Oggi i pesticidi sono sempre al centro del dibattito: nessuno mette in dubbio il fatto che abbiano un’azione particolarmente efficace contro i parassiti, contribuendo in maniera fondamentale allo sviluppo di un’agricoltura più resistente ai parassiti ed eliminando dunque i rischi di carestie dovuti alle azioni di questi organismi. D’altro canto rimane invariato il fatto che desideriamo prodotti agricoli non trattati chimicamente. I pesticidi per esempio sono ritenuti responsabili della moria delle api. Va anche aggiunto che chi è contro i pesticidi spesso è contro gli organismi geneticamente modificati, che invece resistono ad alcune classi di parassiti senza l’uso di questi pericolosi agenti chimici.

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