Perché gli animali preistorici erano così grandi

Il motivo per cui tanti animali preistorici – mastodonti, mammut (il cui nome significa “enorme”) e molti dinosauri – erano così grandi è un po’ un mistero, eppure lo sappiamo tutti anche dalle rappresentazioni cinematografiche. Per lungo tempo, si è pensato che fattori ambientali come un maggiore contenuto di ossigeno nell’aria e più terra da calpestare (ad esempio, più spazio libero dove vivere) contribuissero alle loro grandi dimensioni. Un’altra spiegazione generalmente accettata è stata quella espressa dalla Regola di Cope, che dice che man mano che gli animali si evolvono nel tempo tendono a ingrandirsi. Si è pensato che gli animali preistorici si fossero evoluti nel corso dei millenni superando diverse estinzioni di massa, diventando più grandi con il passare del tempo. Quando però si verificò la successiva estinzione di massa, gli animali enormi vennero spazzati via e al loro posto subentrarono nuovi animali più piccoli, che diventarono sempre più grandi fino alla successiva estinzione.

In fondo si dice che i mammiferi siano gli eredi dei grandi predatori rettili. Quando sono spariti i dinosauri a sopravvivere sono stati i topolini.

La Regola di Cope spiegava anche perché oggi non abbiamo animali terrestri enormi, almeno in confronto agli standard preistorici. Sono trascorsi 66 milioni di anni dall’ultima estinzione di massa – l’estinzione di massa cretacea, che ha spazzato via i dinosauri. Non è un tempo abbastanza lungo in termini evolutivi essendo il pianeta più vecchio di 4 miliardi di anni, e non rispetta nemmeno i tempi richiesti dalla Regola di Cope perché le creature diventino enormi.

Studi fossili più recenti, tuttavia, hanno messo in dubbio queste teorie. Le ricerche dimostrano che dinosauri di varie dimensioni esistevano contemporaneamente. E in alcuni casi, nel corso del tempo, sono diventati più piccoli che grandi.

tyrannosaurus rex

Sulla base di queste prove, è emersa una spiegazione più recente per il motivo per cui c’erano così tanti dinosauri enormi e in generale gli animali preistorici fossero di grande taglia, sia sulla terra, che sul mare o sull’aria. A dircelo è la fisiologia delle loro ossa e dei loro polmoni, che erano simili a quelle degli uccelli. Si pensa che il più grande dinosauro, il Supersauro dal collo lungo (Supersaurus vivianae), abbia pesato almeno 45 tonnellate, l’equivalente di sette elefanti africani. Avevano sacche d’aria nelle loro ossa, che alleggerivano il loro peso e impedivano loro di crollare con l’aumentare delle dimensioni. Cioè avevano un’anatomia adatta a combattere la gravità, che si oppone al peso e all’altezza degli esseri viventi. Avevano anche polmoni molto efficienti, in modo che la loro respirazione e lo scambio di calore potesse sostenere meglio le loro enormi dimensioni. Il fatto che deponessero le uova e che riuscissero a riprodursi velocemente può aver conferito loro un vantaggio evolutivo.

C’è però un dato che potrebbe sorprendervi: l’animale più grande oggi esistente pesa almeno quattro volte il grande Supersauro. Cioè la balenottera azzurra che è l’essere vivente più grande attualmente e si pensa il più grande in assoluto mai vissuto. Un peso così imponente si giustifica con il fatto che la balenottera non deve sostenersi in piedi, ma può fluttuare nell’acqua.

In definitiva, obbedendo alla Regola di Cope gli animali tendono a subire una pressione evolutiva che li spinge a diventare più grandi, ma questo contrasta ovviamente con il fatto che altri animali possano coesistere contemporaneamente, concorrendo per gli stessi spazi e le stesse fonti di cibo.

Per cui la tendenza espressa dalla Regola di Cope non può prodursi all’infinito. A un certo punto, nella natura, le dimensioni smettono di contare e una formica potrebbe essere molto più efficiente a procurarsi del cibo rispetto a un T. Rex. Nonostante la rapidità assicurata dalla deposizione delle uova, gli animali più grandi potrebbero aver sofferto di cicli riproduttivi più lunghi, che li rendevano vulnerabili ai cambiamenti, compresi quelli radicali innescati da grandi catastrofi.

Una volta che quelli vulnerabili scompaiono, una nuova specie tende ad assumere il controllo della nicchia, cominciando a ingrandirsi, fino a quando non incontra i problemi derivanti dallo spazio e dalla disponibilità di cibo.

In fondo, se ci pensiamo bene, uno dei motivi per cui l’uomo ha avuto tanto successo, nonostante le sue dimensioni normali e la sua debolezza, è dovuto proprio al fatto che grazie al suo cervello ha saputo amministrare spazio e risorse, creandoseli da sé e sottraendole al regno animale.

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