Perché gli animali si estinguono

La popolazione umana ha raggiunto i 7 miliardi di individui da qualche anno ed è proiettata verso i 10 miliardi intorno al 2060. Una crescita esponenziale non rallentata dal fatto che alcuni paesi come l’India e la Cina abbiano intrapreso delle politiche demografiche di contenimento. C’è stato un periodo storico in cui l’Homo Sapiens, la specie dalla quale discendiamo, ha attraversato un imbuto decisivo, nel quale ha rischiato seriamente di estinguersi a causa di drastici cambiamenti climatici. 150.000 anni fa insomma anche l’uomo ha rischiato di scomparire. Appena qualche settimana fa c’è stato un rinnovato allarme riguardante alcuni grandi felini come i ghepardi, che rischiano seriamente di sparire nell’arco di una generazione. Lo stesso vale per i rinoceronti bianchi, mentre il Panda, il simbolo della specie in pericolo, ormai è considerato al sicuro.

Ma perché le specie animali si estinguono?

Pur non essendo del settore possiamo tranquillamente affermare che il motivo scatenante una estinzione dipende dalla perdita di un habitat favorevole. Un habitat è collocato all’interno di un’ecosistema. Nell’habitat l’animale si sente al sicuro perché può cacciare, può riprodursi e può allevare la prole. Un’ecosistema vede più habitat e più nicchie evolutive in competizione, che però si tengono in equilibrio. Ad esempio, una specie di insetti divora centinaia di zanzare. Che però sono a miliardi. Se si interviene sterminando tutte le zanzare bonifichiamo la zona, ma togliamo l’habitat alla specie di uccelli.

Per gli animali cercare un nuovo habitat è molto complicato perché di fatto non esistono alternative. La natura seleziona sulla base dell’adattamento e solo pochi animali, tra cui l’uomo, sono in grado di trasformare l’ambiente per renderlo un proprio habitat confortevole nel quale riprodursi. Noi – per esempio – stiamo creando un habitat nelle città e certamente tendiamo ad aggregarci in pochi posti, affollandoli. Ma per farlo dobbiamo sfruttare tutte le nicchie ecologiche possibili, mettendo in pericolo altri animali che non avendo sviluppato la capacità di trasformare in modo sensibile l’ambiente, non possono competere con noi.

Dal punto di vista darwiniano l’estinzione è un processo naturale che riguarda tutte le specie. I paleontologi, ma anche gli astrofisici concordano sul fatto che prima o poi anche l’uomo si estinguerà. Eventi potenzialmente estintivi di natura catastrofica possono sempre avvenire e possiamo rendere inospitali tante zone, generando guerre distruttive per la conquiste delle poche risorse rimaste. Non è detto che si riesca a mantenere un pool genetico rilevante, che sappia creare nuove condizioni di adattamento. Gli animali in via d’estinzione hanno sostanzialmente perso il loro habitat, non hanno prede e non hanno spazi che gli abbiamo tolto con la deforestazione, l’agricoltura intensiva, l’urbanizzazione di intere aree, l’inquinamento su scala globale. Per cui chiedere agli animali di non estinguersi dopo averli messi in pericolo ci fa sentire in colpa e pensiamo di lavarci la coscienza creando aree naturali, che comunque dipendono da una volontà politica che per sua natura non è mai costante.

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