Piralide

PiralideGranturco, specie di interesse orticolo, piante da frutto ed ornamentali: la piralide è una specie di insetto che quanto a voracità e potenziali “vittime” non si fa mancare proprio nulla. In questa guida vi spieghiamo quali sono le caratteristiche che vi permetteranno il riconoscimento di questo lepidottero, e in che modo potrete combatterlo.

Identikit di larve e adulti di piralide

Come avviene praticamente per tutti i lepidotteri dannosi per le nostre colture, erbacee o arboree che siano, anche nel caso della piralide (il cui nome scientifico è Ostrinia nubilalis) i problemi sono causati dagli stadi giovanili. Le larve di questa specie sono lunghe all’incirca due centimetri e sono di colore giallastro-grigiastro, talvolta tendenti al marroncino. Lungo tutto il corpo si possono osservare strisce verdastre che corrono in senso longitudinale e puntini scuri disposti in modo ordinato; la testa è bruno-nerastra.

Per quanto riguarda invece il riconoscimento degli adulti, ecco come appaiono: come farfalle di piccole dimensioni (massimo 3 centimetri di apertura alare) che a riposo tengono le ali appiattite a formare una sorta di triangolo. La livrea tipica della piralide adulta è di colore giallastro per quanto riguarda le ali anteriori, mentre quelle posteriori sono tendenti al beige; il tutto con marezzature di tonalità scure più o meno accentuate.

Danni e specie colpite dall’Ostrinia nubilalis

Lo spettro di azione di questo lepidottero è estremamente ampio per quanto riguarda le specie di interesse agricolo ed ornamentale. La piralide è infatti nota per essere tra i nemici numero uno delle coltivazioni di mais e di altre tipologie di graminacee, è in grado di colpire numerosissime specie orticole (pomodoro, fagiolo, peperone, asparago, melanzana, bietola…) e non disdegna di attaccare né le piante erbacee di interesse ornamentale (crisantemo, iris…), né le piante da frutto senza dimenticare alcuni alberi di interesse paesaggistico.

Le larve di piralide si cibano delle parti verdi delle piante, ovvero gli steli, le foglie e ove presenti i frutti o le spighe. Nello specifico, gli esemplari penetrano all’interno degli steli (caso tipico del mais) scavando al loro interno delle gallerie che a lungo andare non solo causano la crescita stentata della pianta ma la indeboliscono dal punto di vista strutturale rischiando di farla spezzare in presenza di vento forte o sotto il suo stesso peso. Lungo tutto lo stelo si possono osservare i fori di entrata e di uscita delle larve, segno inconfondibile che un’infestazione è in atto e bisogna correre ai ripari.

La lotta per debellare la piralide

Tanto per dare un’ulteriore idea di quanto l’Ostrinia nubilalis sia dannosa, è sufficiente ricordare che nel nostro paese per quasi quarant’anni è stata in vigore per legge la lotta obbligatoria alla piralide (abrogata poi alla fine degli anni Novanta). Anche se oggi i problemi sono più limitati rispetto al passato, questo insetto rimane ancora piuttosto diffuso principalmente nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale.

In commercio si possono trovare diverse tipologie di insetticidi attivi contro questo lepidottero; i prodotti che vengono tipicamente utilizzati sono carbammati, piretroidi e formulati chitinoinibitori. Dal punto di vista dell’agricoltura intensiva esistono oggi efficaci strategie basate sulle biotecnologie e sull’utilizzo di nemici naturali di questa specie, come ad esempio gli imenotteri parassitoidi che tengono a bada lo sviluppo del fitofago.

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