Psilla del pero (Psylla pyri)

Psilla del peroTra le minacce più devastanti per questa specie di interesse frutticolo, la psilla del pero è un fitofago che bisogna saper riconoscere se si desidera evitare alle proprie piante danni potenzialmente molto gravi. In questa guida vi spiegheremo come individuare e contrastare la presenza di questo diffuso insetto.

Il riconoscimento della psilla del pero

La psilla del pero (Psylla pyri) è un insetto appartenente all’ordine dei rincoti che da adulto presenta un corpo che assomiglia vagamente a quello di una mosca, ma con le ali ripiegate sul corpo a mo’ di tettoia. Il colore di questi fitofagi può andare dal bruno al marroncino, con diverse sfumature, mentre la loro lunghezza di solito non supera i 3 millimetri.

Per quanto riguarda invece gli stadi giovanili, la forma della psilla del pero è del tutto diversa: gli individui infatti sono appiattiti e di colore che varia dall’ocra-giallastro al bruno-nerastro con il progredire della crescita. Per proteggersi, gli individui che non hanno ancora raggiunto l’età adulta sono soliti ricoprirsi di uno strato di melata, una sostanza densa e zuccherina. E sono proprio le psille non ancora adulte a causare gravi danni alle piante.

A proposito della diffusione della psilla del pero vale la pena ricordare che se essa è tanto frequente è per via del notevole (e spesso indiscriminato) ricorso a insetticidi chimici ad ampio spettro d’azione avvenuto nei decenni passati: così facendo sono stati eliminati i nemici naturali di questo fitofago che, non più predato, ha potuto moltiplicarsi indisturbato. Fortunatamente oggi la situazione sta tornando sotto controllo, grazie anche al ricorso sempre più frequente a metodi di lotta selettivi ed alle strategie di lotta integrata.

I danni causati dalla psilla del pero

Tipicamente gli stadi dannosi di psilla del pero si possono rinvenire sulle foglie più giovani di questo albero da frutto, così come sui germogli; meno frequentemente li si rinviene sui frutti e sulle porzioni vegetative già sviluppate. Gli stadi giovanili pungono i tessuti allo scopo di nutrirsi, e ciò rappresenta la prima tipologia di danno: il prelievo di linfa indebolisce progressivamente le piante e determina la deformazione delle parti colpite che smettono di crescere e possono andare incontro a necrosi. Attraverso le punture, poi, la psilla del pero potrebbe trasmettere una pericolosa malattia detta moria del pero, che come si può intuire dal nome non è certo un problema da poco.

Secondariamente, poiché come detto poc’anzi producono abbondante melata, le psille tendono a soffocare in modo localizzato le parti della pianta che non riescono più a traspirare a causa di questo strato impenetrabile ai gas. Oltretutto la presenza di goccioline di questa sostanza può innescare per via dell’irraggiamento solare una sorta di “effetto lente” con conseguenti scottature su foglie e altri tessuti. La stessa melata rappresenta un terreno di crescita favorevole allo sviluppo di funghi che non fanno altro che accentuare i danni già esistenti.

La lotta per combattere la psilla del pero

Quando osservando le foglie delle proprie piante da frutto ci si accorge che esse sono imbrattate dalla melata, è bene accertare se la causa del problema sono gli afidi oppure la psilla del pero. In quest’ultimo caso bisogna utilizzare prodotti insetticidi per cui è bene chiedere un consiglio presso un negozio specializzato in florovivaismo o giardinaggio.

Per quanto riguarda la scelta dei principi attivi si segnala l’efficacia dell’olio bianco abbinato ai prodotti chitinoinibitori, così come insetticidi naturali quali il piretro e l’abamectina. Qualora la melata fosse abbondante, e impedisse ai prodotti insetticidi di arrivare a colpire gli stadi giovanili, è consigliabile effettuare un lavaggio preventivo delle foglie.

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