Quando le piante drogano gli insetti

Le piante che drogano gli insettiStiamo scoprendo che per assicurarsi dagli insetti una molteplicità di servizi — dall’impollinazione alla toelettatura alla difesa dagli erbivori — le piante mettono in atto raffinati artifizi che non esiteremmo a definire manipolatori. E spesso questi artifizi passano per le sottili arti della chimica. Uno dei più diffusi tipi di relazione tra inondo vegetale e mondo animale è quello basato sul mutualismo, dove le piante nutrono gli animali che garantiscono loro l’impollinazione. E li curano. Come ha dimostrato un recente studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, cibarsi del nettare di alcune piante permette ai bombi di sbarazzarsi in sette giorni di un fastidioso parassita intestinale. Gli individui afflitti dal disturbo sembrano prediligere proprio le specie produttrici della sostanza medicamentosa.

Un’alleanza velenosa

A differenza degli animali, le piante sono energeticamente autonome e per sopravvivere e prosperare devono essere “predate”. Rientra in questo quadro la fondamentale azione impollinatrice. Fa pane del tentativo di legare a sé gli insetti impollinatori anche la produzione nel nettare di certe sostanze neuroattive per convincere l’inconsapevole “consumatore” a ritornare. Un celebre studio pubblicato su Science ha scoperto nel nettare delle piante dei generi Gffea e Citrus (come arancio e limone) bae concentrazioni di una sostanza altrimenti tossica, la caffeina, che non altera la gradevolezza percepita dalle api ma ne potenzia la memoria a lungo termine: due effetti che favoriscono ulteriori visite future.A tutto beneficio della pianta. La scoperta ha fatto il giro del mondo, ma non è certo una novità che il nettare prodotto dalle piante contenga sostanze che ad alte dosi sono tossiche per gli animali impollmatori. E anche per gli esseri umani. Le testimonianze di intossicazioni da “miele pazzo” sono molto antiche.

Racconta Senofonte che le truppe greche in Turchia nel IV secolo avanti Cristo, dopo essersi cibate del miele di alcuni alveari, sembravano come sotto l’effetto di un incantesimo: mangiarne una piccola dose rendeva come sbronzi ma chi se ne era nutrito in abbondanza sembrava in fin di vita. Secondo Plinio, era miele di rododendro; alcune varietà, infatti, come il Rhododendron ponticunt originario della regione turca del Mar Nero e diffuso anche in Spagna e Irlanda, producono la graianotossina, sostanza neurotossica che attira i bombi, che ne sono ghiotti, ma nuoce ad api e animali. Nelle api — e negli esseri umani — le graianotossine agiscono sui canali del sodio presenti in tutte le cellule nervose e muscolari, in modo tale da alterare la trasmissione del segnale elettrico. Nelle api, questo porta a palpitazioni e paralisi e alla fine gli insetti, distesi sulla schiena con le zampe in aria, muoiono. Secondo i ricercatori dell’Università di Dublino che hanno studiato il fenomeno, le api irlandesi e turche produttrici del miele pazzo si sono nel frattempo evolute per resistere alla tossina.

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