Scoprire la pianta di cotone

cotoneNome comune sia a piante della famiglia delle Malvacee e del genere Gossypiutn (aventi differenti caratteristiche a seconda delle specie) sia ai peli (tecnicamente: fibre) che ne rivestono i semi. Esistono specie erbacee ed altre a stelo arbustivo o semifrutescente; specie a ciclo annuale e specie poliennali; specie che raggiungono 1 o 2 m. d’altezza, ed altre, arboree, ,che possono giungere a 5-6 m.

Cenni botanici e di coltivazione

Piante originarie dei Tropici, i Gossypium presentano radici fittonanti a ramificazioni laterali, foglie alterne e per lo più lobate (da 3 a 7 lobi), fiori grandi giallastri o porporini, ascellari alle foglie terminali delle fronde, calice doppio (uno esterno grande ed uno interno più modesto) con 3 brattee dentate alla base, corolla a 5 petali, stami abbondanti con antere reniformi, stilo lungo. Il frutto è una capsula sferica od ovoide, composta di 3-5 valve ed altrettante cellette verdastre o nerastre circondate da una peluria bianca, gialla o rossastra, nota sotto il nome di cotone o di bambagia; questa peluria presenta lunghezza variabile dai 10 ai 50-55 mm., rispettivamente per i cotoni scadenti e per i cotoni migliori. Sono noti due tipi fondamentali di cotoni;

  1. i cotoni americani che appartengono all’una o all’altra delle seguenti specie: hirsutum, barbadense, peruvictnum, religiosum,
  2. i cotoni asiatici che appartengono a  G. herbaceum oppure a G. arboreum.

Tutte le specie amano i climi caldi ed umidi e solo alcune varietà si adattano ad un clima temperato-caldo; queste derivano da G. hirsutum e da G. herbaceum. In Italia, da antichissimi tempi, il cotone ha trovato ottime condizioni colturali in Sicilia e nelle Puglie, ma oltre che nelle predette regioni esso si è recentemente esteso anche al Lazio, alla Toscana, alla Basilicata e alla Campania, con buoni risultati, investendo così una superficie globale nazionale di 10.000. I prodotti italiani tuttavia soffrono della mancanza di un clima ideale che riduce la produzione sia nella quantità sia nella qualità.

Il cotone in Italia

Infatti i migliori cotoni nazionali raggiungono una lunghezza massima di fibra di 24-30 mm. venendo così classificati fra i cotoni medi in quanto limitano la produzione dei filati a qualità mediocri aventi titoli bassi. Il cotone si coltiva, come il granoturco o la barbabietola da zucchero, perchè anch’esso è una sarchiata, con semina (su terreni piuttosto sciolti e profondi) a solchi o in file a macchina, ai primi di aprile, previa una adeguata disinfezione e preparazione del seme; seguono operazioni di diradamento, scerbature, rincalzature e, naturalmente, bisogna ricorrere al sussidio della irrigazione allorquando le precipitazioni siano modeste o mal distribuite; in determinate condizioni può essere necessaria una cimatura. La raccolta del fiocco di cotone inizia allorchè le capsule diventano deiscenti, lasciando intravedere i fiocchi di bambagia; essa si ripete fra il settembre e l’ottobre per altre tre o quattro volte. Fanno tuttavia eccezione a tale regola le varietà derivate da G. herbaceum perchè tessendo il frutto di esse indeiscente, la raccolta deve esser fatta per capsula intera anzichè per sfioccatura. Nelle piccole piantagioni il raccolto dei bioccoli viene eseguito a mano, asportando con le dita la bambagia unita ai semi del cotone stesso, contenuta nella capsula, mentre nelle estese coltivazioni si procede al raccolto meccanico, mediante pompe ad aspirazione che aspirano ed alloggiano direttamente in appositi recipienti la bambagia asportata, frammista ai semi.

Grande importanza ha la scelta del momento in cui il cotone abbia raggiunto la completa maturazione in quanto una raccolta prematura danneggerebbe le fibre nella loro struttura, facendo loro perdere le migliori qualità. Naturalmente il fiocco di cotone, così come viene raccolto dalle piante, necessita di un complesso di operazioni successive, che gli conferiscano la possibilità di prestarsi a qualsiasi genere di manifattura, essendo infinita la gamma di tessuti che con esso, solo o misto ad altre diverse fibre, si possono ottenere. La prima operazione alla quale il cotone deve sottostare è la sgranatura o ginnatura, avente come scopo l’eliminazione dei semi che sono stati raccolti con la bambagia. Esistono 2 tipi di macchine ginnatrici, differenziantisi esclusivamente nella realizzazione meccanica dell’operazione stessa: ginnatrici con sgranatrice a sega, le quali offrono una resa maggiore, a totale svantaggio delle caratteristiche della fibra, che viene menomata ed indebolita; ginnatrici con sgranatrice a rullo, le quali, pur dando una resa inferiore, forniscono un prodotto migliore. Il seme eliminato dalle sgranatrici, ricuperato e torchiato, serve per la produzione dell’olio di cotone (contenuto nei semi stessi nella percentuale del 20% del peso), mentre lo scarto viene impiegato nella produzione di concimi o di panelli alimentari per bestiame. La fibra priva dei semi (cotone greggio), viene pressata in tele di iuta (cotone sodo), sì da costituire balle parallelepipede di peso oscillante dai 225 kg. per C. americani ai 340-350 kg. dei C. egiziani ed ai 175-180 kg. per i cotoni asiatici in genere.

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