Sfruttare l’acqua del mare per bere e coltivare

Di fronte ai ripetuti problemi di approvvigionamento posti dalla crescente siccità, in aree a forte instabilità politica, ci si continua a chiedere come mai non si utilizzi l’acqua di mare dato che il nostro pianeta è per 3/4 riempito di acqua che si rigenera in un ciclo continuo. Gli agronomi nell’ultimo mezzo secolo hanno devoluto una gran mole di lavoro ai problemi sollevati dall’applicazione dei campi, e sono pervenuti alla conclusione che l’acqua salina può essere usata per scopri agricoli. I risultati sono boni sui terreni sabbiosi o ghiaiosi, mentre in quelli con un alto contenuto di argilla, l’accumulo dei sali finisce per uccidere la vita vegetale. Applicata ad opportuni terreni porosi, l’acqua percola rapidamente e le radici risultano protette dagli effetti dei sali grazie alla presenza di sacche d’aria che si formano nelle zone circostanti le radici. La rugiada, inoltre, tende a condensarsi in questi spazi aerei, sciogliendo i cristalli salini. I biologi hanno promosso ulteriormente le possibilità dell’irrigazione con acqua salmastra allorché hanno scoperto che alcune colture tollerano acque salate contenenti una concentrazione di sali solubili fino al 3% (una di queste è barbabietola da zucchero).

Alcune piante non solo prosperano rigogliose sui terreni salini, ma perfino li migliorano. Un giunco dissala effettivamente il suolo su cui cresce e può essere raccolto per la sua polpa, utilizzata per la fabbricazione di acqua di alta qualità. Anche l’asparago si accresce bene quando viene annaffiato con una soluzione salina allo 0,2%.

Qualunque sia la fonte dell’acqua irrigua, il suo trasporto crea parecchi problemi: l’acqua può fluire lungo una serie di canali e attraverso condutture e portarla da impianti di desalinizzazione comporterebbe sempre dei costi, ma la desalinizzazione è considerata la soluzione migliore in determinate aree. Ad esempio nelle zone molto isolate, non facilmente raggiungibili dalle reti idriche comuni, oppure in zone marine ad alta siccità. Grazie alla desalinizzazione inoltre non solo si può produrre acqua per agricoltura, ma anche l’acqua potabile. Il caso più interessante è quello dello stato di Israele che a causa della sua posizione (clima secco e caldo, in zona poco piovosa con tanto deserto) sorge in una zona estremamente arida. Questo ha costretto gli agronomi a recuperare terra dal mare oltre a uno sforzo enorme per riciclare le acque reflue. Si stima che oggi in quello stato il 35% dell’acqua dolce utilizzata per bere provenga dal mare, ci sono impianti di desalinizzazione in grado di filtrare l’acqua e trasformarla utilizzando dei procedimenti osmotici in grado di “ripulire” 150 miliardi di litri all’anno. Questo consente ad Israele di mantenere una posizione strategica e politica di sicurezza in un’area dove l’acqua è più importante del petrolio

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