Sterilizzazione: che cos’è e come si fa

Che cos'è la sterilizzazioneDistruzione di tutti i germi patogeni e non patogeni presenti in un ambiente, in un oggetto o in un alimento. Ehrlich, nel formulare la teoria della chemioterapia, riferí la sterilizzazione anche al corpo umano, intendendo per therapia stherilisans magna la terapia capace di distruggere tutti i microrganismi presenti nel corpo.

Sterilizzazione o disinfezione?

La sterilizzazione va tenuta distinta dalla disinfezione, cioè dalla distruzione limitata solo ad alcune forme batteriche patogene. Mentre la disinfezione si ottiene quasi sempre ricorrendo ad agenti chimici, per la sterilizzazione sono indicati gli agenti fisici di piú rapidi e la completa diffusione sul materiale da sterilizzare. In presenza di materiale infetto di scarso valore la sterilizzazione piú rapida, economica e sicura si ottiene con l’incenerimento del materiale stesso alla fiamma diretta. La sterilizzazione senza distruzione del materiale si attua col riscaldamento a secco o a umido. Per la sterilizzazione a secco si ricorre a stufe nelle quali il materiale è portato a temperature elevate. La morte dei germi in ambiente secco è piuttosto lenta e pertanto una sterilizzazione completa si ha soltanto mantenendo temperature da 120 °C a 160 °C per almeno 90 minuti.

La sterilizzazione a umido si ottiene piú rapidamente in quanto il vapore acqueo, per la sua elevata conducibilità e capacità termica, viene a cedere agli oggetti da sterilizzare una maggiore quantità di calore rispetto all’aria secca. I comuni batteri resistono all’azione del vapore alla temperatura di 100°C, solo alcuni secondi; le spore sono capaci di sopportarlo per alcuni minuti. La sterilizzazione a umido si pratica con stufe a doppia parete con intercapedine riempita di acqua (stufe di Thinsfield). Nella pratica chirurgica la forma di sterilizzazione piú seguita per gli strumenti metallici è l’ebollizione, mentre per la biancheria si esegue la sterilizzaziomne in autoclave, con vapore sotto pressione (basata sulla legge fisica che la temperatura di ebollizione aumenta con l’aumentare della pressione).

Tipologie di sterilizzazione

Dovendo sterilizzare sostanze che si alterano ad alte temperature si ricorre alla sterilizzazione frazionata. La pastorizzazione è un tipo di sterilizzazione incompleta, che si usa pure per le sostanze (in genere alimentari) alterabili col calore. Altri mezzi fisici idonei alla sterilizzazione sono i raggi ultravioletti, indicati per la sterilizzazione degli ambienti (camere operatorie) e la filtrazione attraverso candele di Chamberland per i materiali liquidi.

Le condizioni in cui si effettua la sterilizzazione possono essere controllate fisicamente, chimicamente e biologicamente: fisicamente, con termometri e manometri (che ci dànno i valori di temperatura e pressione raggiunti nell’autoclave); chimicamente, ponendo nell’autoclave e nella stufa tubetti di vetro contenenti sostanze fusibili a determinate temperature (in questo modo però è possibile conoscere quali temperature e pressioni sono state raggiunte ma non per quanto tempo tali condizioni sono state mantenute); biologicamente (ed è questo il controllo piú sicuro), ponendo nell’autoclave, in tubi di vetro ermeticamente chiusi, spore batteriche resistentissime. Se dopo la sterilizzazione non è più possibile la coltura di queste spore, si ha la certezza matematica di aver raggiunto la distruzione di tutte le forme batteriche.

Per la sterilizzazione dell’acqua onde renderla potabile, è stato introdotto recentemente il metodo della catadinizzazione, l’impiego cioè del processo catadin, nome datogli da G. A. Krause. Esso ha per base lo sfruttamento dell’azione oligodinamica — già scoperta da L. W. Neageli — ossia dall’azione microbicida delle sospensioni assai disperse di alcuni metalli (rame, argento). Due sono gli apparecchi in uso: il catadin per contatto, nel quale l’acqua viene a contatto con estese superfici di argento, formate da sabbie, granuli di quarzo o frammenti di porcellana rivestiti da una sottile argentatura; l’elettrocatadin, apparecchio che, mediante una debole corrente continua fatta passare fra due elettrodi d’argento immersi nell’acqua da depurare, consente di immettere in quest’ultima la dose d’argento atta a renderla batteriologicamente immune. Svariate sono le misure di questi apparecchi in rapporto al loro impiego: da quelli tascabili a quelli per uso collettivo.

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