Tipi di pioggia

Tipi di pioggia: cosa sapereLe piogge, data l’imponenza della loro massa annua complessiva , hanno grande una importanza anche per l’azione diretta che esse esercitano sulla superficie del terreno come agenti dinamici della geomorfologia: azione di natura meccanica (dilavamento, erosione, trasporto) e azione chimica (alterazione e trasformazione dei materiali rocciosi irrorati).

Tipologie di piogge: differenze per quantità e qualità

Le piogge sono diverse non solo in relazione alla quantità ma pure per forma o caratteri (piogge minute, violente, rovesci, ad acquazzoni, temporalesche ecc.) e in special modo per la loro distribuzione nel corso dell’anno. Si fa appunto distinzione di regimi pluviometrici diversi tenendo conto per ciascuno di essi degli elementi: quantità, forma, frequenza, e sono da considerarsi fattori pluviometrici di tali regimi, la posizione astronomica (cioè la maggiore o minore distanza che separa la regione di precipitazione dell’equatore), la posizione geografica ossia la maggiore o minore vicinanza del mare o del rilievo, la morfologia del terreno insieme con l’altitudine.

La quantità di piogge di un dato luogo (piovosità), viene misurata con speciali misuratori detti pluviometri, i quali danno l’altezza in mm. delle precipitazioni avvenute; quando si tratta di apparecchi autoregistratori, che si chiamano pluviografi.

La quantità di piogge caduta in un anno (precipitazione piovosa annua) a seconda della posizione astronomica, geografica, dell’esposizione piú o meno diretta alle correnti d’aria, dell’altitudine, può essere di pochi mm. oppure anche di piú m. (0,4 mm. ad esempio in media a Dakhla (Egitto), 12.000 mm. nell’Assam). L’illustrazione cartografica fatta allo scopo di distinguere regioni di diversa piovosità, viene eseguita tracciando su cartogrammi appositi le isoiete o linee che uniscono tutti i punti nei quali si verificano quantità medie identiche di precipitazioni durante l’anno. Quanto a forma di pioggia, si deve fare principalmente distinzione tra piogge regionali e amazzoni che costituiscono la forma predominante, i secondi sono la forma caratteristica delle piogge tropicali e delle piogge estive delle zone temperate. La frequenza delle piogge corrisponde alle quantità medie mensili rilevate dai pluviometri o dai pluviografi, nonché alla media dei giorni piovosi dell’anno e la distinzione tra i diversi regimi pluviometrici si basa sulla quantità e sulla frequenza stagionale.

In alcune zone le piogge sono periodiche, in altre cadono piú sovente (o più abbondantemente) in alcuni mesi, in determinate stagioni; in alcune non piove per tutto l’anno e pure per parecchi anni successivi. Nelle zone tropicali e subtropicali s’alternano stagioni piovose e stagioni di siccità le quali ultime possono coincidere o con i mesi freddi (Asia dei monsoni) o con i mesi caldi (Mediterraneo Romano), a seconda delle situazioni bariche, che dipendono soprattutto dalla posizione astronomica e geografica delle aree cicloniche e anticicloniche (alla distribuzione di queste aree va fatta risalire la circolazione delle correnti d’aria piú o meno umide a seconda della loro provenienza).

La distribuzione delle piogge sul Pianeta Terra

I grandi contrasti che offre la distribuzione delle quantità annue di pioggia sulla superficie terrestre si possono spiegare brevemente mediante le leggi che regolano la condensazione dell’umidità atmosferica. Si osserverà innanzittutto la felice concomitanza di massimi di piovosità con le aree di basse pressioni (piogge cicloniche) e con i rilievi montuosi (piogge di rilievo). Ne consegue perciò che l’emisfero boreale è, per la piovosità come per gli altri fenomeni meteorologici, l’emisfero piú ricco di contrasti. Se si esamina un po’ piú da vicino la situazione dei massimi pluviometrici, si riconosce che la zona piú estesa di elevata piovosità si incontra alle basse latitudini, dove regnano tutto l’anno pressioni relativamente deboli. Questa zona ha la sua maggiore estensione nell’America Meridionale. Essa si prolunga verso nord, a causa dei rilievi montuosi dell’America Centrale (Colòn 3108 mm.; San Sàvador 1676; Port-au-Prince 1397), e verso sud, nelle sierre della costa del Brasile (Pernambuco 2971 mm.; Blumenau 1612). In Africa essa si stende sul bacino del Congo e sulla costa settentrionale del golfo di Guinea, dove le influenze del monsone e i rilievi costieri innalzano localmente le medie annuali (Gabon 2271 mm.; Camerum 4195; Sierra Leone 4300).

Copre poi tutte le isole della Sonda, ove il rilievo aumenta ancora la piovosità (Djakarta 1836 mm.; Padang 4576; Makasar 3042). L’Asia meridionale coincide con una zona piovosa, dovuta all’influenza dei monsoni, e nella quale i rilievi delle catene himalaiane e indocinesi determinano dei massimi elevatissimi (Calcutta 1655 mm.; Bombay 1890; Mahabaleshwar 8035; Cherrapunji 12.040; Saigon 1873; Hué 2592). Le influenze del monsone si prolungano verso il nord sulla costa orientale del continente asiatico e, con esse, l’area con oltre 1000 mm. di P. si estende sulla Cina orientale (Canton 1709 mm.) e fino al Giappone. Il monsone è anche in parte la causa dei notevoli quantitativi che cadono sulle coste orientali dell’isola di Madagascar e dell’Australia (Tamatave 3090 mm.; Cooktown 1738; Brisbane 1366). Al di fuori delle regioni equatoriali e delle regioni dei monsoni, non si incontrano piú zone continue di elevata piovosità. Le coste degli oceani, specialmente quelle orientali, hanno soltanto piogge abbondanti. Le medie annuali non superano il metro, eccetto che lungo i fianchi delle catene montane esposte ai venti di ovest (Columbia britannica e Alaska, Scandinavia, Scozia, Dalmazia, ecc.).

I minimi di piovosità sono chiaramente localizzati nelle regioni circumpolari (America Settentrionale, Siberia), nella zona tropicale (Sahara, Arabia, Kalahari, Australia interna), in generale all’interno dei continenti, e particolarmente sugli altipiani cinti da alte catene montuose (Asia centrale, Gran Bacino negli U.S.A. occidentali). Agli effetti di un quadro geografico-astronomico della distribuzione delle piogge secondo il regime pluviometrico, le terre emerse possono venir ripartite in 6 tipi di regioni pluviometriche: equatoriale, tropicale, monsonica, subtropicale, desertica e mediterranea, temperata o delle alte latitudini.

La regione equatoriale è caratterizzata da una media annua superiore ai 1500 mm. di piogge, distribuite quotidianamente durante tutto l’anno in forma d’acquazzoni, con due massimi corrispondenti ai due equinozi cioè al passaggio del Sole allo zenit dell’equatore, in corrispondenza del quale si ha una zona di permanente bassa pressione, ossia ciclonica (aria ascendente). La regione tropicale ha invece due stagioni di piogge pure zenitali, alternate da due stagioni asciutte.

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