
Bologna, 22maggio 2009 - Dalla giovialità dei pescatori delle valli ravennati alla disperazione e rassegnazione degli ex pescatori di Muynaq, piccola cittadina vicina al lago di Aral (Uzbekistan). Acqua come gioia di vivere e fonte di rigenesi continua, perdita d'acqua come perdita di identità e di equilibri economici e sociali, frattura esistenziale, alterazione di un’ecosistema che è specchio di una comunità. Proprio come la struttura del film, che riflette e mette a confronto due comunità di pescatori allo stesso modo in cui la superficie dell’acqua replica immagini e flussi di azioni.
È on line il trailer del film-documentario di Antonio Martino “Be water, my friend”, un’ appassionata e abrasiva radiografia di un sentimento, quello che condensa il rapporto con l’acqua di due comunità. Un progetto cofinanziato dall’assessorato all’Ambiente e allo sviluppo sostenibile, dalla Direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa, dal Servizio Tutela e Risanamento Risorsa Acqua della Regione Emilia-Romagna e da Arpa Emilia-Romagna.
Il cortometraggio è co-prodotto dal regista Antonio Martino, da Claudio Mozzanti e da Videoinflussi.
Tra i lavori del regista, “Fatma Aba-ad. Come ho imparato ad amare i Saharawi”, realizzato nel deserto del Sahara presso i campi profughi Saharawi e “Siamo fatti così”, un documentario antiproibizionista con Freak Antoni, ma anche "Noi siamo l'aria, non la terra", urticante reportage sulle condizioni di vita a Chernobyl a 18 anni dal disastro nucleare, fino a “Blu Panorama”, cronaca in diretta dal Centro di Permanenza Temporaneo dell’Isola di Capo Rizzuto. Un’urgenza testimoniale e civile che si rinnova in altri lavori, come “Pancevo_mrtav grad” e “Gara de Nord_copii pe strada”, due discese “all’inferno” nella città più inquinata del Continente e dentro le fogne di Bucarest tra i bambini romeni, moderni dannati della terra.