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Life Wolf-net: forme di convivenza tra lupo e allevatori

Presentato al Parco nazionale della Majella il progetto finanziato dall’Unione Europea per la tutela del predatore appenninico e della pastorizia: tra i partner del progetto - un investimento di 1 milione e 600mila euro - anche il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campagna e diversi altri parchi e riserve.
Forlì-Cesena, 26 febbraio 2010 - Fa la parte del cattivo, per colpa di un pregiudizio cristallizzato nell’immaginario collettivo e sedimentato già nel mondo delle fiabe. Una superstizione che lo relega in un copione scritto da qualcun altro. Anche perché per natura è predatore, non perché nemico dell’uomo, dal quale al contrario si tiene a debita distanza percependone odori e rumori. Svolgendo invece una funzione essenziale all’interno della catena alimentare. È numericamente cresciuto negli ultimi anni, causando tensioni tra amministrazione e allevatori nella ricerca di un difficile equilibrio che tenga insieme tutela della fauna selvatica e pastorizia. È il lupo appenninico, al centro del progetto di rete finanziato dall’Unione Europea “Life Wolf-net”, un’iniziativa a difesa dell’animale e degli allevatori che vede tra i suoi numerosi partner il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il Parco nazionale (coordinatore) della Majella, il Parco nazionale del Pollino, la Provincia dell’Aquila, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, Legambiente e altri 8 enti pubblici tra riserve naturali, parchi nazionali e regionali e province appenniniche.

Presentato nei giorni scorsi con un video nel corso di una conferenza stampa al Parco nazionale della Majella, il progetto, che ha un costo complessivo di 1 milione e 600mila euro e coinvolgerà anche medici veterinari e "gruppi operativi specialistici", punta su alcune linee operative chiave:
-recuperare nella pastorizia forme di guardiania quasi perdute - come il cane da pastore - e in generale ridurre i conflitti con le attività zootecniche e i rischi sanitari;
-definire criteri universali per l’accertamento dei danni causati dal lupo;
-combattere la persecuzione illegale della specie;
-minimizzare l’impatto delle attività antropiche sul ciclo biologico del lupo;
-uniformare i sistemi di monitoraggio della specie tra gli attori della rete, elaborando al contempo un modello gestionale di lungo periodo che, con le dovute differenziazioni territoriali, sia trasversale agli attori della rete appenninica.

“Dal punto di vista della popolazione la situazione è molto migliorata: siamo passati dai 70-80 esemplari degli anni ’70 al migliaio di lupi appenninici dei giorni nostri - ha sottolineato Giorgio Boscagli, direttore del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi - e se prima l’approccio era pionieristico ora le modalità di gestione di questa fauna selvatica devono e possono essere di sistema. Life Wolf-net è un percorso di rete per evitare speculazioni e differenziazione nelle pratiche di monitoraggio e tutela del lupo appenninico”.



(Foto di A.Antonucci-Parco nazionale delle Foreste Casentinesi)