
Bologna, 3 ottobre 2007 - Un terzo del totale della raccolta differenziata: fino a questo punto è cresciuta negli ultimi anni la raccolta dell'umido domestico e del verde, che ha portato i rifiuti organici a occupare una posizione di primo piano nella gamma dei rifiuti differenziati.
I rifiuti biodegradabili nel loro insieme (frazione umida, verde, carta, tessili e legno) costituiscono infatti la componente più significativa dei rifiuti prodotti nel circuito urbano.
Nel complesso, la raccolta dell'umido e del verde si attesta, a livello nazionale, a quasi 2,4 milioni di tonnellate, corrispondenti a un valore pro capite di 41,4 Kg/abitante per anno, di cui 21,8 Kg/abitante per anno di frazione umida e 19,6 Kg/abitante per anno di verde.
Secondo dati Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) riferiti al 2005, in Emilia-Romagna sono state raccolte 87.511 tonnellate di rifiuti organici domestici (frazione umida) e ben 231.098 tonnellate di sfalci e potature (verde).
Ma come vengono raccolti questi tipi di rifiuti?
In base ai numeri forniti dalla Scuola Agraria del Parco di Monza la raccolta dell’umido domestico avviene principalmente in casa con l’utilizzo di bidoni e secchielli. L’alternativa è rappresentata dal mantenimento dell’uso di cassonetti stradali, che tuttavia sono risultati un metodo meno efficiente.
La raccolta porta a porta è più efficace in termini di quantità e qualità dei materiali differenziati e, nella maggior parte dei casi, anche più conveniente, in quanto il maggior costo legato alla tipologia di raccolta viene bilanciato e talora abbattuto dalla diminuzione dei costi di smaltimento in discarica.
I vantaggi maggiori della raccolta domiciliare sono maggiormente evidenti nelle zone a media densità abitativa con prevalenza di case singole e villette poiché vi è una maggiore responsabilizzazione delle utenze.
È attraverso il compostaggio domestico e industriale che il rifiuto umido derivante dagli scarti della cucina e dalla manutenzione di parchi e giardini torna a nutrire la terra.
Nell’ultimo decennio il settore del compostaggio ha vissuto un forte sviluppo. Secondo i dati forniti dal Consorzio italiano compostatori (Cic), dal 1992 a oggi gli impianti di compostaggio, localizzati soprattutto nel Nord Italia, sono passati da 10 a oltre 200, con una capacità operativa di trattamento di biomasse di scarto di oltre tre milioni di tonnellate annue e una produzione annua di compost che si attesta su 1.200.000 tonnellate.
Passando alla nostra regione, l’Apat ha calcolato che nel 2005 i 20 impianti attivi di compostaggio di rifiuti selezionati (compost di qualità) hanno trattato 319.461 tonnellate di rifiuti organici, così suddivise: 98.212 t/a di frazione organica selezionata, 139.660 t/a di verde e 20.827 t/a di fanghi.