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09/12/2009

Eleganza sostenibile: quando la moda si fa verde

“Verde” non è il colore che va di moda quest’anno, ma una filosofia di vita che testimonia come l’attenzione ai temi della sostenibilità cominci ad entrare anche nel mondo dell’abbigliamento e dello stile. Un universo che va dall’eco-chic delle passerelle dell’alta moda ai capi etnici equo-solidali, dall’abbigliamento di seconda mano alle creazioni realizzate con materiale completamente riciclato. Ma anche fibre biologiche e prodotti biodegradabili. Vestiti e accessori davvero speciali, che non comunicano solo stile e originalità, ma si fanno anche veicoli di valori come il rispetto della natura, la sostenibilità e il rifiuto della cultura consumistica e dello spreco.
Bello fare shopping. Un maglioncino nuovo, un paio di scarpe all’ultimo grido, quella sciarpa che proprio mancava alla collezione. Per non parlare della fantastica borsa vista nella vetrina della boutique o del cappotto perfetto per il prossimo inverno. E quello vecchio? Non va più, è superato, è di un colore decisamente “out”, anche se magari è stato indossato davvero poche volte. In media una trentina. È questo secondo una ricerca effettuata nel 2007 dal quotidiano inglese Observer il numero di volte che una donna britannica indossa un capo d’abbigliamento. Nello studio è emerso che negli ultimi dieci anni è raddoppiato il numero di vestiti acquistati, mentre negli anni Ottanta, prima di disfarsene, un capo veniva indossato in media 80 volte. La moda cambia rapidamente e i suoi prodotti raggiungono più rapidamente l’obsolescenza, e per adeguarsi allo stile del momento, accade che le persone comprino molti più vestiti di un tempo, talvolta anche a discapito della loro qualità: senza chiedersi in che modo sono stati prodotti, senza riflettere sul grado di sostenibilità di questo stile di vita o sullo spreco che spesso accompagna un frequente rinnovo del guardaroba.

In realtà oggi i modi per coniugare attenzione allo stile e sostenibilità sono tanti. Con un occhio all’etica e uno all’estetica, è possibile vestirsi bene, non solo nel senso della bellezza e dell’eleganza ma anche della qualità dei tessuti, dei materiali, del rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Senza contare che chi si avventura nel mondo della moda “verde” può rimanere stupito dalle infinite possibilità offerte dal riciclo e dal recupero, dalle opportunità offerte dai materiali più disparati, dall’originalità delle creazioni, dalla qualità dei tessuti biologici e naturali. E così fare shopping diventa un momento non solo di spensieratezza ma di scelta consapevole. Se non addirittura un antidoto ad un modello culturale che macina tendenze ed esercita un “pressing” comportamentale sugli individui all’insegna del conformismo e del consumismo.

Se anche il mondo della moda è stato contagiato dalla nuova coscienza ecosostenibile, perché non fare, viceversa, dell’abbigliamento e degli accessori eco-sostenibili una vera e propria moda? Ad una condizione: che la scelta di vestirsi “responsabile” vada di pari passo con uno stile di vita attento ai consumi e all’impatto ambientale delle scelte che si fanno ogni giorno.
Si è ormai imposta una corrente “eco-chic” nel mondo del glamour e della tendenza. Nella speranza che questo, al contrario di ciò che accade con altri, sia un trend che duri il più a lungo possibile.
Del resto già più di dieci anni fa una delle firme più famose, Armani, aveva lanciato la propria linea ecologica, con jeans realizzati utilizzando capi vecchi, giacche e gonne in canapa coltivata senza pesticidi e diserbanti. Ma Armani non è l’unico promotore dell’ecologico, la moda naturale è stata spesso protagonista delle passerelle di Milano, New York e Parigi. Recentemente, anche la stilista inglese Stella McCartney, figlia dell’ex Beatles Paul, ha dato una svolta ecologica alle sue creazioni. Da sempre attivista per i diritti degli animali e per la salvaguardia dell’ambiente, ha lanciato lo scorso inverno la sua prima collezione a impatto zero, dai materiali alternativi e rispettosi dell’ambiente, stile e colori ispirati alla natura.

Ma per farsi un’idea di tutto quello che il mercato della moda ecologica può offrire, un’opportunità la dà una visita a Greentouch, il sito web dedicato alla sostenibilità a 360 gradi, la ricetta per dare quel “tocco verde” di cui forse solo le nuove generazioni possono poi fare tesoro: novità, arredamento, benessere, cibo, viaggi e perfino matrimoni. Con una finestra aperta proprio sul settore “moda e accessori”. La sezione offre una carrellata completa su articoli e capi realizzati “secondo natura”. L’originalità la fa da padrona: dagli stivali in eco-pelliccia alle scarpe da ginnastica realizzate riciclando la stoffa dei vecchi jeans. Bikini prodotti con cotone biologico, bambù, soia ed altre fibre naturali, confezionati in packaging assolutamente biodegradabili. Uniscono riciclaggio e solidarietà invece le borse Basura, ricavate dalla spazzatura raccolta dalle strade dell'Honduras. I ricavi delle vendite servono ad aiutare le famiglie in difficoltà dell'Honduras e ad assicurare un'istruzione ai bambini. Completamente biodegradabili sono le cinture di plastica Tie-Ups, marchio che realizza anche una gamma di cinturini colorati per orologi in plastica riciclabile al 100%, anallergica e idrorepellente, senza derivati da pelli animali e senza nessuna parte metallica.

La creatività è un ingrediente fondamentale nel mondo della moda eco-sostenibile. Lo dimostra Momaboma, il marchio delle borse che sembrano “fatte con i giornali”. Ideate, progettate e interamente realizzate a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, questi modelli unici di borse vengono realizzati a mano interamente con materiali di recupero e riproducono modelli celebri sdrammatizzandoli. Per esempio, il 90% dei materiali utilizzati è rappresentato da “reclame” di vecchie riviste, recuperate dalle cantine da mercatini e da collezionisti sparsi in tutta Italia.
E le esperienze in giro per l'Italia si moltiplicano: a marzo 2010 esordirà sul mercato la nuova linea moda ecosostenibile Kin 2012 della Maxam srl di Jesi. Si tratta di un nuovo marchio "verde" che contraddistinguerà una linea di calzature e abbigliamento creati da un’azienda la cui filosofia è quella di operare "a impatto zero" a 360 gradi, quindi per quanto riguarda i prodotti e il packaging, ma anche la gestione operativa e la logistica.

Oggi accanto alle fibre naturali lana, cotone, canapa, seta e lino sono molto diffuse per la produzione di abbigliamento le fibre artificiali, ottenute sottoponendo a trattamenti chimici materie di origine naturale, o quelle sintetiche, derivate da sottoprodotti del petrolio. Un successo dovuto al loro minor costo, praticità e maggiore versatilità d’impiego. Al momento dell’acquisto di questi capi però bisognerebbe anche considerare che per produrli è necessario un notevole consumo energetico dovuto all’uso del petrolio, oltre a valutare la scarsa capacità traspirante e il pericolo di reazioni allergiche.