Coltivare bambù gigante: resa e guadagni per le imprese agricole

Nel 2016 l’economia italiana lascia al settore primario, l’agricoltura e la silvicoltura, nemmeno il 3% del prodotto nazionale lordo. Ciò significa che su 1000 euro di giro d’affari prodotto nel nostro paese, appena 30 provengono dalle attività agricole. Eppure sono tanti i sostenitori dell’agricoltura specializzata come settore trainante, soprattutto per le aree depresse, e per i giovani, che riscoprendo il valore economico dell’agricoltura, potrebbero mettere una pezza alla disastrosa situazione occupazionale del nostro paese.

I giovani e la coltivazione dei terreni

bambù giganteI dati sulla disoccupazione in fondo sono molto chiari. I giovani non occupati, che non trovano e non cercano un lavoro, sono il 37,9% secondo l’ultimo dato ISTAT. Nel Meridione, dove si produce solo la metà di quanto produce l’altra parte del paese, questo dato supera praticamente il 50%, con autentiche situazioni di disagio e povertà che spesso non compaiono in televisione e nei media, trascurate anche per una volontà auto-censoria. La media europea della disoccupazione è del 22%: un lungo riflusso dovuto alla crisi. Ancora più fosco è il quadro generale: la presunta crescita è in atto, ma non è detto che essa riporti i valori occupazionali ai livelli del 2007, quando peraltro si era in progressiva caduta dai picchi di crescita maturati fino al principio del nuovo millennio. Per questo motivo tornare a coltivare la terra, aprire aziende agricole, potrebbe essere un modo intelligente per creare un’attività in proprio, avere un lavoro, condurre una vita soddisfacente che permetta di sviluppare i propri progetti personali.

Coltivare bambù gigante

Tra le coltivazioni recentemente più sperimentate, che possono rivestire un carattere di innovazione rispetto al recente passato c’è il bambù gigante. Questa pianta molto particolare ha origine in Asia, precisamente in Cina, ma è molto diffusa anche in India e in Giappone e in America. In Europa essa è frutto dell’importazione avvenuta già a fine del secolo XIX. Il suo sfruttamento è ampio: si tratta di una pianta che nella qualità Moso e Madake (Phyllostachys bambusoides) trova la sua ragione d’essere nell’ampio tronco ligneo, in realtà la canna (o culmo) che può essere utilizzato per l’edilizia, l’arredamento, materiale composito, giardinaggio. I germogli sono edibili, mentre la piantagione ha un livello molto basso di impatto ambientale e anzi è salutata come un pianta in grado di ripulire l’aria, vista la sua colorazione verdeggiante, dovuta a un ampio assorbimento di anidride carbonica.

Il bambù gigante in Italia

La coltivazione del bambù gigante è molto diffusa nell’Asia e si sta diffondendo anche in Italia per opera di aziende innovative, in grado di progettare piantagioni da zero, che nel giro di pochissimi anni producono sufficienti canne da restituire un ritorno di investimento nettamente superiore a quello che si ottiene piantando i frutteti più prestigiosi del nostro paese. Il bambù è conosciuto da millenni grazie al fatto che è commestibile nei germogli e che ha rappresentato per tanto tempo il sostentamento base di tante popolazioni dell’Asia centrale e orientale (contenendo zinco, sodio, rame, vitamina B6 e proteine). In Europa cresce molto bene, in Italia sopporta gli sbalzi di clima e si presta a una coltivazione remunerativa con una resa invidiabile e che fa ben sperare. Non deve sorprendere pertanto che esso prima o poi diventi l’obiettivo primario di giovani imprese agricole, che riscoprendo la terra si assicurano un futuro economico.

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