Eventi catastrofici terribilmente attuali

Eventi catastrofici devastantiLa scossa di magnitudo 8,3 che il 17 settembre scorso ha fatto tremare il Cile ha causato almeno 12 vittime e decine di feriti. Un incubo, quello del terremoto-tsunami, che il 27 febbraio 2010 aveva già seminato morte e distruzione a Santiago, la capitale cilena e causato danni in tutto il paese. Quella volta, con una mostruosa scossa di magnitudo 8,8 della scala Richter, i morti sono stati più di 500. Vicende durissime che fanno tornare alla memoria un evento ben più catastrofico che, nel lontano 1755, ha colpito gran parte delle coste europee e africane. Un terremoto e un maremoto dalla potenza unica provocano la morte di almeno sessantamila persone nella capitale lusitana, Lisbona. Ci sono arrivate testimonianze sorprendenti e angoscianti. “I monti tremarono selvaggiamente fino alle fondamenta. Alcuni subirono fratture sulla cima, in altri si formarono paurosi crepacci”, descrive così l’evento sismico che ha colpito Lisbona lo geologo scozzese dell’Ottocento Charles Lyell.

Cronaca di una catastrofe

È il primo novembre, il giorno di Ognissanti, tra le 9.30 e le 9.50 del mattino quando le case cominciano a tremare. Qualcuno pensa che per strada stiano passando pesanti carrozze, ma non è così. Nessuno fa niente, si perde tempo prezioso. Del resto la gente non sa cosa significhino questi segnali. L’ultimo forte terremoto si era verificato 150 anni prima. Da qualche parte a sud-ovest, nel centro dell’oceano Atlantico, due placche continentali si spostano all’improvviso con una immensa forza esplosiva. Nel giro di due minuti le onde d’urto raggiungono la capitale del Portogallo. Alle 9.40 iniziano a suonare tutte le campane delle chiese… da sole!

È la terra che le fa tremare. Poi, all’improvviso, tutto crolla: pietre, travi e tegole. Le scosse procedono per alcuni minuti in tre riprese, interrotte da intervalli di calma surreale. Tutti reagiscono nello stesso modo: escono dalle case, si allontanano dai muri e dai tetti, vanno all’aperto. Ma neppure le strade sono sicure: le pareti degli edifici si abbattono nei vicoli. Un totale di sei minuti di scossa: un tempo infinito. Qualunque edificio sottoposto a un terremoto di elevata magnitudo gli esperti ritengono sia stata di 8,5 o 8,7 – per sei minuti non è in grado di resistere. Il sisma, dunque, è violentissimo e distrugge tre quarti degli edifici della città, 17mila case. Una costruzione importante come il Teatro dell’Opera, che si trova vicino alle banchine, crolla come fosse un castello di carta. Ma la maggior parte delle vittime è all’interno delle chiese che diventano un luogo di morte per migliaia di persone.

Tragedia nella tragedia

I superstiti cercano salvezza verso il mare visto che gli spazi sono più grandi. Si riversano verso il porto dove, però, li aspetta uno strano spettacolo: è come se il mare all’improvviso si ritirasse. C’è chi pensa che l’oceano, accortosi della tragedia, si fosse ritirato per far posto alla gente disperata. Ma non è così. Non si conosceva un altro fenomeno terribile e potentissimo: tsunami.
“All’improvviso udii un grido diffondersi tra la folla: ‘Il mare sta venendo verso di noi, moriremo tutti”, narra la testimonianza di un mercante inglese dell’epoca, che prosegue così: “In quel momento mi girai a guardare verso il fiume, che in quel punto è largo quattro miglia, e mi accorsi che si stava innalzando e ingrossando in modo incomprensibile. In un attimo apparve poco distante una grande massa d’acqua che si innalzava come una montagna.

Si avvicinava schiumando e con un profondo fragore si abbatté sulla riva con tanto impeto che, anche se noi tutti fuggimmo per metterci in salvo il più velocemente possibile, molti furono spazzati via”. Novecento persone annegano all’istante, mentre la banchina viene trascinata via dall’acqua. Tre onde anomale in sequenza, alte 15 metri, uccidono migliaia di persone sulle coste dell’Europa, ma anche nel Nordafrica. Colpiscono addirittura la lontana Scandinavia e lo tsunami viene avvertito persino dall’altra parte dell’Atlantico: arriva fino al Nuovo mondo. Questo lascia immaginare l’enorme energia che è stata liberata. Ma la città più colpita è sicuramente la capitale del Portogallo.

Arriva anche la furia del fuoco

È Ognissanti e la città è piena di candele accese. Dove non sono arrivati il terremoto e lo tsunami, arriva il fuoco. Lisbona brucia per tre giorni: una città fatta di legno con i vicoli molto stretti, sferzata dal vento che soffia impetuoso dg mare, è una trappola mortale per i suoi abitanti.

Gli incendi si sviluppano nelle cucine e ben presto attaccano le case, i magazzini del popoloso quartiere Baixa Tutto ciò che rimane in piedi dopo il terremoto è ora travolto dalle fiamme. Le scorte di merci e anni di registrazioni commerciali vengono distrutte in pochi minuti. Non ha senso tentare di spegnere l’incendio, il vento lo alimenta moltissimo. In pochi minuti interi quartieri sono trasformati in roghi mentre le scosse di assestamento continuano a sconvolgere la città. Nell’ospedale muoiono bruciate 400 persone. Nel pomeriggio l’intera città è ormai in fiamme.

Valido aiuto

A Lisbona c’è un uomo che si dà subito da fare perché la città non sprofondi nel caos. È il cancelliere del re, il marchese di Pombal. È determinato a seppellire i morti e a prendersi cura dei vivi rapidamente. Proclama le legge marziale i ladri e i saccheggiatori vengono giustiziati sul posto. Crea ospedali da campo per i feriti e tendopoli per chi è rimasto senza casa. Si fa dare dalla Chiesa un’autorizzazione speciale per seppellire immediatamente i morti in fosse comuni. Una cosa inaudita nel cattolicissimo Portogallo, ma fondamentale per evitare le epidemie.

La gente, intanto, comincia a scavare tra le rovine in cerca dei propri averi. Sono crollati il Teatro dell’Opera, nuovo di zecca, ma anche il Palazzo reale, che conteneva una preziosa collezione d’arte del sovrano Giuseppe I. Dipinti di Tiziano, Correggici e Rubens vanno distrutti per sempre. Pombal ordina all’esercito di sgombrare le macerie. Tutti i cittadini abili devono collaborare, nessuno può lasciare la città.

Evento naturale o collera divina?

Alcuni preti iniziano a sostenere che il terremoto sia espressione dell’ira di Dio e cominciano a ‘ predicare l’imminente fine del mondo. Le processioni religiose si fanno in strada, in mezzo alle rovine. Tutti, cattolici e protestanti, devono baciare i santi e i reliquiari se non vogliono essere puniti. Pombal non perdonerà mai i gesuiti per il comportamento assunto a Lisbona nel momento del bisogno.

Diversamente dai religiosi, è sicuro che il terremoto non sia stato un segno divino, ma un fenomeno naturale e la sua reazione è razionale: invia questionari a tutte le parrocchie del paese per registrare esattamente il tempo, la durata, la forza del sisma, gli effetti dell’onda gigante e il numero di feriti e morti. Insomma vuole certificare e capire esattamente cosa sia accaduto. L’opinione pubblica è divisa. C’è un dibattito animato sul significato del sisma: è un segno della collera divina oppure è soltanto opera della natura? Per la prima volta la scienza sembra vincere il confronto.

La città reagisce

Il marchese, intanto, pensa alla ricostruzione. Non si possono fabbricare nuovi edifici senza il suo permesso. L’altezza e persino le dimensioni delle finestre e delle porte sono regolamentate. Si inventa un nuovo sistema a traliccio con innesti in legno che sosterranno meglio la pressione dei muri in caso di terremoto. Un principio simile a quello che si una ancora oggi. I nuovi edifici a traliccio distribuiscono meglio il peso, sono più leggeri dei precedenti e quindi, durante un terremoto, oscillerebbero più facilmente anche se questo non può eliminare completamente il rischio di crolli. Pombal esegue un’infinità di esperimenti su modelli di edifici. Solo i progetti che superano i test ricevono il sigillo della sua approvazione. Ben presto Lisbona diventa sede (lei primi edifici antisismici d’Europa.

Monito per il futuro

Osservando oggi la capitale portoghese dal mare, si vede come la città, perfettamente ripresa, sia ancora vulnerabile. Pombal l’ha resa più sicura in caso di ter-remoto, ma se si verificasse uno tsunami provocherebbe quasi gli stessi danni del passato. Un’oncia anomala travolgerebbe il quartiere Baixa come nel 1755. All’Istituto geologico cíi Lisbona si stanno raccogliendo dati per analizzare queste gigantesche forze della terra. Prima gli scienziati disporranno di informazioni per ci care un sistema di allarme precoce, prima la popolazione di Lisbona e di altre città sarà protetta dagli orrori di uno tsunami, e sarà più preparata ad affrontare le conseguenze di un maremoto.

Sopra il quartiere Baixa le rovine della chiesa del Carino, mostrano ancora le cicatrici del disastro. Ancora oggi è senza tetto, come quando, quel giorno del 1755, è crollato, a testimonianza di quanto accaduto. C’è chi dice che sia rimasto così perché non c’erano i soldi per ricostruirlo. Ma altri vogliono pensare che rappresenti un monito, perché quel giorno all’interno di questa chiesa, come in tante altre, hanno perso la vita centinaia di persone. Vuole essere un ricordo anche per chi non c’è più.

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