Delta del Po e ComacchioSecondo una vecchia definizione dell’Unione internazionale per la conservazione della natura i parchi sono territori nei quali, per mezzo di opportune misure legislative ed esecutive, si tende a mantenere intatti l’ambiente e gli equilibri naturali escludendo da essi insediamenti umani e consentendo esclusivamente l’esercizio regolamentato di quelle attività connesse alla ricerca scientifica e alla funzione educativa e ricreativa del territorio stesso. Se forme di tutela di aree naturali si trovano già nell’antichità e nel medioevo, con la creazione di riserve di caccia, cioè di aree in cui l’esercizio venatorio erra appunto riservato al sovrano o ad un aristrocratico e ai loro familiari e ospiti, o di boschi banditi con cui certe comunità regolamentavano l’uso di foreste, la storia delle aree protette intese in senso moderno inizia nel 1872 con l’istituzione, negli Stati Uniti, del parco nazionale di Yellowstone.

Questo parco doveva servire da modello per una serie via via crescente di istituzioni simili sia negli Stati Uniti, sia in altri paesi di matrice culturale europea e occidentale. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento parchi nazionali e riserve naturali furono infatti istituiti in Nuova Zelanda, Svezia, Svizzera; nello stesso periodo, numerose aree protette furono istituite in Gran bretagna non sul proprio territorio metropolitano pensi nei suoi numeri dominion (ad allora risalgono infatti i primi grandi parchi regionali canadesi ed africani del Sudafrica, Kenya, Tanzania). In questi ultimi taluni furono per la verità inizialmente concepiti come game reserves e successivamente trasformati in parchi nazionali.

In Italia i primi passi in questo senso furono mossi subito dopo la prima guerra mondiale con l’istituzione del parco Nazionale del Gran paradiso, immediatamente seguito dal Parco Nazionale d’Abruzzo. Da allora e specialmente dopo la seconda guerra mondiale, il numero di aree protette nel territorio italiano è cresciuto con andamento esponenziale.

Nel largo capitolo delle aree protette vanno inserite:

Le riserve scientifiche naturali integrali

Queste aree, che possono essere anche molto piccole, racchiudono ecosistemi pregevoli e rappresentativi a livello nazionale o sovranazionale. Spesso in esse vivono specie animali o vegetali rare, endemiche o minacciate. I processi naturali debbono potervisi svolgere in assenza di qualsiasi intervento umano. L’accesso vi è consentito solo per motivi di studio (un esempio macroscopico è l’intero continente dell’Antartide).

Parchi nazionali

Sono territori relativamente estesi al cui interno si trovano uno o più ecosistemi non o poco trasformati dalle attività umane, ove la più alta autorità del paese ha presi misure volte ad eliminare o quantomeno a contenere tali attività. L’accesso è consentito a fini educativi e ricreativi. I parchi nazionali sono dunque aree in cui fruizione e conservazione debbono trovare un punto di equilibrio.

Monumenti naturali ed elementi naturali caratterizzanti

Al loro interno devono trovarsi uno o più elementi naturali di particolare pregio. L’estensione dell’area non riveste importanza particolare e può essere anche piccola, ma comunque tale da assicurare l’integrità del sito.

Riserve di conservazione della natura e riserve naturali orientate (inclusi i rifugi faunistici)

Sono siti essenziali per la sopravvivenza e l’equilibrio di una fauna sedentaria o migratoria d’importanza nazionale o sovranazionale. Vi si possono svolgere le attività che non pregiudicano l’obiettivo e sono possibili, ed anzi dovuti, gli interventi necessari a garantire la sopravvivenza della o delle specie oggetto di protezione.

Paesaggi terrestri o marini protetti

Si tratta di ambienti naturali o anche semi-naturali, di particolare bellezza paesaggistica, il cui stato attuale può essere il risultato delle attività tradizionali esercitatevi dall’uomo. Possono essere sede di una eruzione turistica anche intensiva.