Pesticidi e sostanze batteriologiche

In ogni grossa guerra del secolo scorso, un’arma più letale delle bombe o dei proiettili ha fatto la sua comparsa sui campi di battaglia: le malattie infettive. Queste hanno invero causato più perdite di un conflitto armato – come durante la prima e la seconda guerra mondiale, la guerra di Corea o quella in Vietnam. Gli scoppi di epidemie furono naturali, ovvero il risultato di movimenti incassa di esseri umani in stretta promiscuità ed in condizioni non igieniche. Ma se la malattia naturale è così efficace nel devastare o debilitare le truppe, qualcuno non potrebbe introdurla deliberatamente in modo da sconfiggere il nemico senza sparare un colpo?

pesticidiFino a che punto la ricerca si sia spinta in questa forma di guerra rimane largamente segreto: le polemiche sull’uso delle armi chimiche e batteriologiche hanno riguardato anche la nostra epoca, almeno fino alla guerra del Golfo e non mancano accuse di utilizzo nel sanguinoso conflitto in Siria. Nondimeno, la guerra batteriologica – la riproduzione controllata e la disseminazione deliberata di organismi virulenti – è in fase di attiva ricerca in molte nazioni, ricerca che, come si afferma, è in gran parte difensiva. Se riusciranno a sviluppare contromisure alla guerra biologica, sostengono gli strateghi, gli aggressori l’abbandoneranno. Nel corso della ricerca microbiologica, gli istituti specialistici interessati si son imbattuti in molte soluzioni benefiche per combattere note malattie dell’uomo, degli animali e delle colture agricole. Ma lo sviluppo di germi altamente potenti, seppure da usare soltanto a scopo difensivo, rimane un’attività di ricerca moto rischiosa. In teoria, si potrebbero impiegare armi biologiche per sterminare un intero esercito nemico, indirizzando l’attacco pure sulle infrastrutture civili, sui campi coltivati, le acque (la fiction è ricca di questi riferimenti). L’uomo è sopravvissuto alle più terribili epidemie di infestazioni e di pestilenze del passato, tuttavia, dopo una massiccia e deliberata propagazione intensiva, è possibile che alcune regioni del nostro pianeta non si riabbiano mai più. Sull’isola di Gruinard, al largo della Scozia, non è più possibile accedere in seguito agli esperimenti ivi condotti negli anni quaranta del secolo scorso sul carbonchio. I veleni biologici possono esistere in forma di organismi viventi o di tossine ottenute da colture di germi o da esseri viventi.

I veleni dei serpenti, dei ragni, dei pesci e di molti vegetali possono essere ridotti in forma liquida o in polvere e depositati in contenitori spray pressurizzati. I possibili metodi di propagazione includono anche cartucce, bombe, testate di missili e pallottole avvelenate. Le tossine biologiche ricavate da animali e da funghi possono essere utilizzate in attacchi umani. La natura è estremamente prodiga di queste sostanze e non è un caso che esistano ormai delle convenzioni internazionali che riguardano il loro utilizzo e l’impiego a scopo di ricerca. In agricoltura – per esempio – la diffusione dei pesticidi ha permesso l’intensificazione delle colture. Vari organismi fungini, batterici e virali possono essere spruzzati in volo per debellare un agente infestante, grazie alla vaporizzazione. È noto il caso dell’infezione da Xylella che sta mettendo in crisi l’industria dell’olio in Puglia. La biotecnologia oggi è uno dei campi più avanzati di studio nel settore e promette risultati tangibili utilizzando analisi e studi di laboratorio.

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