Terrorismo nei campi: il progetto Plantfoodsec

BioterrorismoL’agricoltura europea è sotto attacco: la guerra del futuro potrebbe essere combattuta a colpi di virus e batteri facilmente introducibili nelle coltivazioni, in grado di danneggiarle e di nuocere alla nostra salute.
Kamikaze e mitragliate alla cieca non sono le uniche minacce alla nostra sicurezza: oggi gli attentati possono mirare anche alla pancia degli europei. Pane e insalata sono in cima alla lista degli obiettivi sensibili di questo genere di terrorismo. Come? Attraverso parassiti e microbi, in grado di danneggiare i campi e gli orti in modo irreparabile e di mettere la parola fine alla nostra civiltà alimentare.

Analogamente a spore, funghi, batteri e altri virus killer, sono facili da introdurre e possono causare un danno enorme con il minimo sforzo. È la nuova tendenza della guerra biologica, che in futuro potrebbe essere giocata proprio a colpi di epidemie. Gli scenari sono apocalittici e l’Unione europea, ma non solo, si è da tempo mobilitata per difendersi e ha varato il progetto Plantfoodsec, il più importante tra quelli dedicati alla biosicurezza dell’ultimo secolo.

«In Europa, anche se solo il 5 per cento della popolazione lavora nell’agricoltura, un’eventuale azione terroristica porterebbe a conseguenze drammatiche non solo nel comparto della produzione e del commercio, ma anche nella ristorazione e nel turismo», spiega Maria Lodovica Cullino, docente di patologia vegetale all’Università di Torino e direttore di Agroinnova, il centro di ricerca dell’Università di Torino che ha coordinato il progetto. L’agroterrorismo, è così come è stata definita questa nuova emergenza, non è una novità. Ci sono precedenti in Kenya, intimidazioni in India, ma il caso più celebre è quello dell’Oregon (Usa) dove nel 1984 un’organizzazione religiosa legata al guru indiano Osho ha contaminato con ceppi di salmonella diversi ristoranti, causando 751 casi di infezione.

La classifica della vulnerabilità

«Dobbiamo pensare che le colture agrarie, le foreste e le derrate alimentali dei paesi industrializzati sono difficili da proteggere», spiega Cullino. «In una coltivazione di vari ettari, un microrganismo è quasi invisibile ed è facile da introdurre Nrché richiede tecnologie tutto sommato semplici, poco costose e facilmente accessibili». Gli scienziati di Plantfoodsec hanno selezionato, su un campione di 451 specie, una lista delle 20 colture a più alto rischio terroristico e dei patogeni più pericolosi per l’uomo veicolabili dalle piante, indicati con l’acronimo di Hpop (Human Pathogens On Plants). «In cima alla classifica ci sono i cereali come il grano», dice Cullino.

«In Iraq, come è stato rivelato anni fa dalle Nazioni Unite, per anni si sono fatte ricerche su come contaminare le produzioni agricole di cereali dei paesi vicini, soprattutto dell’Iran. Gli studi iracheni si sono concentrati su Tilletia caries, un fungo responsabile della carie ciel grano». È una malattia subdola, perché si manifesta solo nel periodo di maturazione, quando non c’è più niente da fare. Invece dei normali chicchi, le spighe di grano colpite da questo parassita sono ripiene di una polvere nera, che puzza di pesce marcio. Un altro tipo cli aggressione potrebbe arrivare invece dalla proliferazione della Marina recondita, un fungo che letteralmente “arrugginisce” le piante fino a seccarle del tutto e si riconosce per la presenza sulle foglie di pustole di colore

Potrebbero colpire anche le foreste

Immaginate il paesaggio toscano senza cipressi o i boschi del Piemonte privati dei castagni. Il progetto Plantfoodsec ha considerato anche eventuali attacchi terroristici contro le nostre foreste. Alberi e piante in natura sono i più esposti al rischio biologico perché non sono in alcun modo protetti.
bruno-rossiccio. Anche in questo caso l’epidemia è visibile solo poco prima del raccolto. Buona parte di questi parassiti sono un retaggio militare della guerra fredda quando la ricerca sulla guerra batteriologica era in gran voga. «Nell’ex Unione Sovietica hanno lavorato in questo settore più di 30mila persone, tra militati e civili, distribuite in 55 istituti di ricerca», continua la ricercatrice torinese. «Il programma si è concentrato sulla produzione della Puccina recondita, del virus del mosaico striato del tabacco e di diversi virus della patata». Tra il 1959 e il 1961 gli Stati Uniti, invece, hanno accumulato più di 30 tonnellate di spore di Puccina graminis, un patogeno in grado di contaminare il grano, e nel 1996 più di una tonnellata di Pyricularia oryzae, nemica del riso. «Sono quantità enormi, capaci di distruggere migliaia di ettari di coltivazioni», commenta la nostra esperta. «Gli americani consideravano possibili bersagli le coltivazioni di riso in Cina e Vietnam e di grano in Ucraina».
Occhio a rucola e basilico Come abbiamo già (letto, oltre ai cereali, nella lista curi possibili bersagli dell’agroterrorismo ci sono le insalate, in cima alle preferenze alimentati di vegetariani e persone a dieta. «Negli ultimi vent’anni sono stati introdotti, in forma non volontaria, quindici nuovi parassiti», aggiunge la direttrice di Agroinnova «È un dato che dimostra quanto siano vulnerabili queste coltivazioni. In Italia, sotto la lente d’ingrandimento, ci sono la rucola e il basilico. In questo caso l’epidemia avviene attraverso la contaminazione del seme ed e sufficiente che sia infetto uno su diecimila per compromettere il raccolto». Tra i flagelli più temuti c’è la tracheofusariosi, una malattia provocata da un fungo che contami% il seme e che rischierebbe di mandare al tappeto alcune delle più comuni insalate come lattuga, rucola e valerianella. «Alcuni patogeni come la Salmonella enterica, che hanno colpito la verdura fresca negli ultimi anni, rilasciano anche tossine pericolose per l’uomo», dice la scienziata. «Una nuova sensibilità sull’argomento è emersa dopo l’epidemia di Eschnichia coli, che si è verificata in Germania nel 2011 e ha provocato oltre 50 morti».

Come possiamo difenderci

Per fronteggiare questo elenco in apparenza infinito di virus e parassiti, il progetto Plantfoodsec ha collaudato anche nuove forme di difesa inaugurando quella che sembra essere una nuova disciplina, la fitopatologia forense: una sorta di polizia scientifica delle piante. «Per individuare un’infezione in tempo utile sono state sviluppate forme di diagnosi molecolare rapida, in grado di quantificare la presenza di eventuali parassiti sui semi», conclude Maria Loclovica Cullino. «Sotto questo profilo, il metodo che garantisce il miglior risultato è l’estrazione del Dna, con una tecnica che consente di amplificare tratti specifici del codice genetico delle piante». Non basta: per prevenire questi attacchi batteriologici si ricorre anche alle immagini dei satelliti, ai metodi di analisi spaziale avanzata e al telerilevamento. Va segnalata anche l’ultima tendenza in materia di difesa del patrimonio agricolo, che si traduce nei microrganismi antagonisti: batteri o lieviti in grado di contrastare, per esempio, le contaminazioni di salmonella. Infine, tra i più recenti ritrovati per arginare il rischio contaminazione ci sarebbero anche alcuni oli essenziali estratti dall’origano e dal basilico che hanno spiccate proprietà antiparassitarie.

Per maggiori info: https://www.plantfoodsec.eu/

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