Tumore radicale

683. Tumore radicale (Agrobacterium tumefaciens) 2Poiché di carattere irreversibile e in grado di causare gravi danni, il tumore radicale è una seria minaccia per le coltivazioni arboree. Si tratta di una malattia di origine batterica che non è possibile curare, ma solo prevenire: scopriamo dunque di cosa si tratta, quali sono i sintomi e in che modo si può evitare.

I sintomi caratteristici del tumore radicale

Questa malattia è causata da un batterio il cui nome scientifico è Agrobacterium tumefaciens, che colpisce gli organi legnosi di una vastissima gamma di piante: dagli alberi da frutto a quelli ornamentali, dalla vite alle specie di interesse floricolo, e molte altre ancora.

Il tumore radicale colpisce prevalentemente le radici ed il colletto (ovvero quella zona che separa l’apparato radicale da quello aereo), e si riconosce per la presenza di escrescenze caotiche e tondeggianti di tessuti. Il batterio colpisce infatti le cellule, che in seguito all’attacco iniziano a moltiplicarsi e a crescere di volume in modo incontrollato, arrivando perciò a creare dei veri e propri ammassi tumorali di grosse dimensioni. Inizialmente piccole e di colore chiaro, simili a dei tuberi, con il passare del tempo queste formazioni tendono a confluire tra loro per formare grossi ammassi legnosi che poi diventano neri a causa della necrosi dei tessuti.

Anche il fusto della pianta e i rami possono essere colpiti dal tumore radicale, soprattutto nel caso della vite; sugli organi aerei però le masse tumorali sono generalmente di dimensioni più contenute.

Nella maggior parte dei casi, a meno che non si scavi, non è possibile osservare queste formazioni poiché ubicate sottoterra; un sintomo che invece è ben visibile del tumore radicale è la sofferenza generalizzata della pianta, che in modo apparentemente inspiegabile deperisce sempre di più.

I danni causati dall’Agrobacterium tumefaciens

Le formazioni neoplastiche del tumore radicale non regrediscono da sole, pertanto con il passare del tempo possono compromettere le capacità di sopravvivenza della pianta; non tutti gli esemplari colpiti comunque muoiono, e anche quando ciò avviene passano quasi sempre diversi anni.

Il problema principale è rappresentato nel lungo periodo dallo sviluppo molto stentato della pianta, le cui energie sono “sprecate” per la formazione delle masse tumorali. In più, la presenza di questi tessuti anomali fa sì che le radici siano meno efficienti nel loro ruolo di assorbimento di acqua e sali minerali dal terreno. Come se non bastasse, il tumore radicale può ostacolare la capacità di trasporto delle sostanze all’interno dei sistemi vascolari presenti nel fusto e nelle radici.

Per il tumore radicale, la prevenzione è tutto

È bene sapere che questa grave malattia può svilupparsi sulla pianta solamente nel caso vi siano ferite aperte da cui il batterio è in grado di penetrare. Il tumore radicale infatti si sviluppa quando l’Agrobacterium tumefaciens riesce a insediarsi all’interno dei tessuti lesi, e da qui inizia a stimolare la produzione di cellule “malate”. Pertanto è bene evitare qualsiasi ferita alle radici o al colletto durante le lavorazioni del terreno (es. rincalzi, zappatura…), e curare in modo meticoloso la sterilizzazione degli attrezzi impiegati per la potatura quando si passa da una pianta all’altra.

Nel caso di nuove piante da mettere a dimora, è bene affidarsi alle proposte di vivai affidabili che commercializzino solamente materiale sano; durante il trasporto e il trapianto bisogna evitare di danneggiare le radici, e preferibilmente effettuare un trattamento disinfettante con prodotti rameici prima di collocarle nel terreno.

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